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DIETA/ Diffidare dalle soluzioni miracolose

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Estate in arrivo e ovunque impazzano i consigli per diete miracolose: articoli su riviste, cartelloni pubblicitari… e si fa a gara con promesse quanto mai improbabili e soluzioni sempre più stravaganti: via tutti i carboidrati, un mese a solo minestrone, la dieta del pompelmo, dei frutti rossi, quella per lui antidepressiva, le 900 calorie al giorno. E poi pillole miracolose, prodotti a base di erbe, creme quasi magiche… ma la delusione è dietro la porta e spesso, anche dove sembra di aver raggiunto un risultato, un po’ frettoloso, il recupero è in agguato, sperando di non aver causato altri danni.
In realtà le parole chiave per dimagrire sono: alimentazione equilibrata e regole; perché la dieta è una disciplina scientifica.
Per iniziare, il bilancio tra calorie assunte e quelle spese deve essere negativo: «E questo si può ottenere in maniera più efficace sia introducendo meno calorie, che spendendone di più con l’esercizio fisico, che ha anche il vantaggio di stimolare la produzione di endorfine con un guadagno in senso di benessere e di accelerazione del metabolismo» spiega Giorgio Donegani, specialista in Scienze dell’Alimentazione e direttore scientifico di Food & School. Può quindi essere utile sottoporsi a una dieta estenuante a base di minestrone? La risposta di Donegani è perentoria: «Certo non a perdere grasso; diciamo che può eliminare tossine e acqua, ma appena si torna all’alimentazione normale si è destinati a recuperare il peso perduto. Ma soprattutto vorrei sconsigliare vivamente le persone a seguire un regime così punitivo e squilibrato per più tempo. Anche nella dieta migliore è necessario rispettare le quote di nutrienti necessarie al nostro organismo. Il rischio è di essere magri ma malati».
Un giudizio nettamente negativo anche sulle diete che escludono una classe di alimenti, come carboidrati o grassi. «Non bene, i carboidrati sono necessari a darci energia immediata», risponde il nutrizionista, «i grassi sono fondamentali alla salute delle cellule, alla sintesi di ormoni importantissimi, ma anche a quella di neurotrasmettitori cerebrali. Ecco perché le donne che seguono diete sbagliate sono spesso molto stanche, perdono il ciclo mestruale e diventano tristi: i grassi hanno un ruolo nel funzionamento delle membrane cellulari del sistema nervoso e servono alla produzione di serotonina, il neurotrasmettitore del buonumore». E una soluzione dimagrante del genere può avere effetti anche devastanti sull’organismo. «Quella dell’esclusione di una classe di alimenti è una abitudine tutta anglosassone che noi imitiamo. Eppure sul lungo periodo si è visto che una dieta a basso contenuto di carboidrati e troppo ricca di proteine, come la Atkins, ha dimostrato di affaticare i reni e di sviluppare disturbi a carico dell’apparato circolatorio. Meglio allora la Dieta a Zona che fa meno danni. Riflettiamo un attimo e domandiamoci come mai l’Unesco ha proposto che la dieta mediterranea, con le sue proporzioni, sia dichiarata Patrimonio dell’Umanità. E tentiamo di usare l’intelligenza».
Ma anche un’attività fisica sfrenata non è la soluzione giusta. Perché va a toccare la massa muscolare, anziché quella grassa. E per eliminare quest’ultima basta avere qualche accorgimento.
«Il carburante dell’organismo è il glucosio che viene stoccato nel fegato e nei muscoli, e lì si trova in forma pronta per l’uso», dice Antonio Stamegna, endocrinologo. «Quello che bisogna mobilitare con la dieta, invece, è l’utilizzo del glucosio contenuto nei trigliceridi, i grassi appunto. Questo meccanismo di utilizzo risponde ad un ritmo orario: i grassi e gli zuccheri assunti la sera, e quindi inutilizzati nel dispendio energetico immediato, vengono stoccati sotto forma di grassi. Il criterio è quindi di assumere carboidrati e grassi di giorno, quando verranno subitamente utilizzati come energia pronta, e lasciare alla sera proteine e fibre. Perdere grasso permette di ottenere anche un miglioramento della cellulite che affligge molte donne».
Si parte dalle cattive abitudini di tutti i giorni. «Alcuni studi hanno dimostrato che abbiamo la tendenza a finire sempre quello che abbiamo nel piatto, anche se siamo già sazi», risponde Stamegna, «Quindi si potrebbe cominciare a mettersi davanti il 30% in meno. Poi dovremmo recuperare il cibo come fonte di soddisfazione. Anche qui sappiamo che chi mangia spesso di fronte alla tv è “distratto”, non percepisce odori e gusti, e tende a mangiare di più, fenomeno in parte responsabile dell’obesità infantile. Basterebbe osservare il trucco di mangiare lentamente, perché il senso di sazietà interviene a livello cerebrale dopo una ventina di minuti dall’inizio del pasto. Dobbiamo imparare ad ascoltare i messaggi di fame e sazietà...».
C’è chi di fronte a una delusione si butta nel lavoro per non pensare, chi invece si tuffa in un profiterol. E lo stesso meccanismo può verificarsi ogni volta in cui siamo nervosi, ansiosi, depressi, arrabbiati. Gli anglosassoni la chiamano “emotional eating” ed è il meccanismo che insorge quando le emozioni diventano difficili da gestire. Il cibo può avere un ruolo compensatorio, consolatorio: riempie e nutre. Gli esperti dicono che il bisogno emozionale scaturisce nei confronti di un alimento preciso, mentre chi ha fame non fa distinzione. Inoltre il desiderio impellente di cibo consolatorio ha una sua durata, di circa mezz’ora. Superata, il rischio è scongiurato.



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