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CENSURA ON-LINE/ O’Leary fa causa al sito «Odio Ryanair» e lo costringe a chiudere

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LE CRITICHE SUL WEB - Ogni conseguente disturbo che risulti da critiche apparse su un sito web (o su ogni altro mezzo di comunicazione) è soltanto qualcosa con cui le imprese hanno a che fare ogni giorno. E non può essere definito scorretto». Il giudice ha aggiunto, riferendosi al sito «I hate Ryanair»: «Lo scopo dietro a molti siti che contengono critiche non è quello di disturbare l’azienda in questione, quanto piuttosto di attirare l’attenzione sui problemi con il desiderio di risolverli». Tuttavia, il giudice ha aggiunto che i link sponsorizzati da siti esterni grazie a cui Tyler ha guadagnato 367 euro erano «problematici».


«INFLUENZE SCORRETTE» - «La vera natura di un sito di critiche dovrebbe essere quella di essere aperto e non influenzato da preoccupazioni commerciali. E quindi, mentre i link ad altre compagnie aeree potrebbero sembrare consigli sinceri, i link sponsorizzati non possono avere questo ruolo. C’è indubbiamente un legame tra il vantaggio finanziario di Tyler e il suo utilizzo del marchio di Ryanair nel dominio web. Tyler ha guadagnato denaro solo grazie agli accessi al suo sito, e questo traffico potrebbe essere stato influenzato dal nome utilizzato nel dominio». Un portavoce di Ryanair ha così commentato la sentenza: «Accogliamo favorevolmente questa decisione e speriamo che in futuro questa persona (Tyler, ndr) si limiti a critiche basate sui fatti nei confronti di Ryanair, la compagnia aerea internazionale che quest’anno nel mondo è stata preferita da oltre 73,5 milioni di passeggeri».

 

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