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ACQUA E VELENI/ L’80% dei fiumi nel mondo sono contaminati: a rischio gli acquedotti di sei regioni italiane

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GLI SQUILIBRI TRA NORD E SUD - La prima controindicazione è nei costi, che per tenere la situazione in equilibrio dovrebbero aggirarsi, secondo i ricercatori Usa, intorno agli 800 miliardi di dollari annui entro il 2015. La seconda è che questi costi sono insostenibili per chi non fa parte del «club» delle nazioni industrializzate ricche o emergenti, queste ultime rappresentate dai Paesi BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). In tutto non più di un miliardo di persone. Ragion per cui Vorosmarty e MacIntyre suggeriscono di puntare sulla lotta al cambiamento climatico piuttosto che sulla continua manipolazione della natura da parte dell’uomo, che rischia solo di mettere l’ambiente ancora di più sotto pressione. I ricercatori, nell’articolo pubblicato su Nature, affermano inoltre che nei Paesi occidentali conservare l’acqua per le persone attraverso serbatoi e dighe è utile alle persone, ma non alla natura.
 

 

I CONTINENTI PIU’ INQUINATI - E suggeriscono alle nazioni in via di sviluppo di non seguire la stessa strada. Tuttavia, ritengono che i governi dovrebbero investire in strategie di gestione dell’acqua. Come sottolineano i ricercatori, molti fattori di stress (dall'inquinamento alle specie invasive) mettono in pericolo la sicurezza delle acque e il 65% degli habitat dei fiumi del mondo, minacciando anche la sopravvivenza di migliaia di specie acquatiche e animali. Nelle mappe realizzate dai ricercatori si può osservare che i fiumi più in crisi si trovano sia nei Paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo, principalmente negli Stati Uniti e in Europa (dove è soprattutto a rischio la biodiversità dei fiumi), e poi in una larga porzione dell'Asia Centrale, Medio Oriente, India e Cina orientale.

 

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