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ACQUA E VELENI/ L’80% dei fiumi nel mondo sono contaminati: a rischio gli acquedotti di sei regioni italiane

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LA SIMULAZIONE AL COMPUTER - I fiumi più puliti e meno «stressati» - come spiega l’Ansa - sono quelli che attraversano i luoghi più remoti, inaccessibili e poco urbanizzati, per esempio delle regioni artiche e tropicali. Le cause della degradazione sono simili per quasi tutti i fiumi: dallo sfruttamento agricolo per l'irrigazione, all'inquinamento dovuto agli scarichi delle industrie o alla produzione di energia, alla costruzione di dighe, all'introduzione di nuove specie per ripopolare la fauna acquatica. La scoperta è il frutto della prima iniziativa su scala globale che, grazie a simulazioni al computer, quantifica l'impatto di 23 differenti fattori di inquinamento della biodiversità e della sicurezza dei fiumi.


I RISCHI PER L’ITALIA - «Non possiamo più guardare alla sicurezza delle acque per scopi umani e alla biodiversità in maniera scollegata - afferma Vorsmarty -. Lo studio che abbiamo messo a punto non solo analizza insieme queste due problematiche, ma offre anche strumenti ai governi per rispondere alla crisi globale dei fiumi». Secondo Vorsmarty per correre ai ripari prima che l’inquinamento diventi irreversibile occorrono investimenti urgenti e strategie che tengano conto dei bisogni di uomo e natura sia per assicurare alla popolazione mondiale l'accesso ad acque sicure sia per preservare la biodiversità. Ma anche in Italia esiste il rischio di stress da sfruttamento idrico, dato il quadro di sprechi, e lo scarso rispetto dell’equilibrio ambientale. «Il modello di gestione idrica urbana deve essere profondamente rinnovato», ha dichiarato Katia Le Donne, dell’ufficio scientifico di Legambiente, intervistata da Il Fatto Quotidiano.

 

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