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INDIA/ (Video) I ponti viventi degli hobbit, costruiti con radici che crescono da sole

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Utilizzati ancora oggi dalle popolazioni indigene, questi ponti rappresentano un patrimonio che non potrà mai essere sostituito dalle infrastrutture in acciaio. Il Meghalaya è una delle regioni più umide e piovose dell’intero pianeta, dove le precipitazioni raggiungono i 1.200 centimetri annui. Un clima che rende ancora più rapida la crescita delle radici del Ficus elastica. L’albero, noto anche con il nome di Fico del caucciù per il lattice bianco da esso estratto che serve poi per la produzione del caucciù, trova il suo ambiente ideale nel Meghalaya raggiungendo di norma anche i 30 metri di altezza. E le comunità locali hanno da tempo imparato a sfruttare le caratteristiche di questa pianta per creare delle infrastrutture che consentano loro di attraversare i molti corsi d’acqua presenti sul territorio.


E come scrive il sito florablog.it, poiché sono strutture vive e in costante crescita, i ponti di radici guadagnano maggiore compattezza con il trascorrere del tempo, a differenza delle costruzioni «artificiali» che richiedono una continua manutenzione.
 

Queste strutture inoltre sono opere d’arte ed esempi di bioingegneria eco-compatibile. «Sono il Taj Mahal di Meghalaya», dice Denis Rayen, proprietario del Cherrapunjee Holiday Resort, paragonandoli al famoso mausoleo indiano. I ponti di radici sono sei e sono la creazione degli antenati della tribù che vive nelle valli isolate dell’area: i Khasi. E sono anche ben nascosti.

 

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