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USA/ I sindacati: Insultare il capo su Facebook è un diritto

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LA POSIZIONE DELLA COMPAGNIA - L’American Medical Response del Connecticut ha smentito le affermazioni dell’ufficio sindacale, affermando che sono fuori luogo. «L’impiegata in questione è stato licenziato sulla base di diverse e gravi lamentele sul suo comportamento – ha dichiarato la compagnia -. La dipendente era inoltre ritenuta responsabile di attacchi personali negativi contro un collega, postati pubblicamente su Facebook. L’azienda ritiene che le dichiarazioni offensive contro il collega non fossero attività sindacali protette dalla legge federale». Il caso riguarda Dawnmarie Souza, che ha dovuto preparare una lettera di risposta alle lamentele di un cliente relative al suo lavoro. Souza, ha dichiarato l’ufficio, era scontenta per il fatto che il suo supervisore non aveva consentito che a preparare la risposta fosse un rappresentante di Teamsters, il sindacato cui sono iscritti i lavoratori dell’azienda.
 

QUESTIONI APERTE - Souza ha quindi deriso il suo capo su Facebook, utilizzando diverse volgarità per ridicolizzarlo, secondo quanto afferma Jonathan Kreisberg, direttore dell’ufficio di Hartford, che ha presentato l’esposto. Kreisberg ha dichiarato che Souza avrebbe scritto tra l’altro: «E’ bello vedere come l’azienda consente a un 17 di diventare un supervisore». E nel linguaggio dei soccorritori delle ambulanze, 17 indica in gergo un paziente psichiatrico. In attesa della sentenza, resta aperta la questione: le aziende dovrebbero avere il diritto di stabilire e rafforzare delle regole aziendali su quello che si può o meno pubblicare on-line su di loro? O i commenti sui social network dovrebbero essere protetti da ogni possibile sanzione disciplinare nei confronti dei lavoratori?
 

(Pietro Vernizzi)



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