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NEW YORK/ Un anniversario risveglia la maledizione del diamante «Hope»

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BALLERINA STRANGOLATA - Il banchiere Hope acquistò la gemma per una somma astronomica e le diede il suo nome. Il diamante passò in eredità ai suoi discendenti. La coppia, formata da Lord Francis Hope e da Mary Yohe, si divise dopo aver ricevuto la pietra, e Mary stessa, che prima di toccare il diamante era una cantante famosa, finì i suoi giorni sul lastrico. Il nuovo detentore di Hope, Jacques Colot, impazzì e vendette il diamante al principe russo Kanitovsky, suicidandosi subito dopo. Kanitovsky lo donò a una ballerina delle Folies Bergère di cui si era innamorato, ma quando scoprì che lei lo tradiva le strinse le mani intorno al collo e la strangolò con tutte le sue forze. Il principe quindi durante la rivoluzione fu linciato dalla folla, che ne fece il corpo a brandelli.
 

LE DISGRAZIE DI MCLEAN - Il gioielliere greco Simon Matharides, subito dopo l’acquisto, si sfracellò sul fondo di un burrone, e nessuno riuscì mai a scoprire se si sia trattato di suicidio o di omicidio. Un anno dopo avere comperato Hope, il sultano Abdul Hamid fu deposto ed impazzì. Habib Bey non fu più fortunato, in quanto morì annegato. La Pierre Cartier rivendette il diamante al proprietario del Washington Post, Edward Beale McLean, che lo donò alla moglie, Evelyn Walsh. Il contratto stipulato da Cartier e McLean prevedeva che «se entro sei mesi dall’acquisto del diamante fosse capitata qualche disgrazia alla famiglia di Edward B. McLean, Hope sarebbe stato scambiato per altri gioielli di valore equivalente». Dapprima morì la madre di McLean. Seguirono le due cameriere. Il primogenito di Mc Lean, dieci anni, un giorno si lanciò di corsa in mezzo alla strada e finì investito da un’auto.
 



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