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Curiosità

CAPPELLA SISTINA/ Michelangelo s’ispirò ai nudi nei bagni di Roma?

Per le migliaia di pellegrini e turisti che si accalcano ogni giorno nella Cappella Sistina, il Giudizio universale di Michelangelo Buonarroti è un’opera d’arte monumentale. Ma un nuovo studio rivendica che gli enormi affreschi si sarebbero basati in realtà su scene di nudo dal vivo e di prostituzione cui l’artista aveva assistito nei bagni pubblici di Roma, noti all’epoca con il nome di «stufe»

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Per le migliaia di pellegrini e turisti che si accalcano ogni giorno nella Cappella Sistina, il Giudizio universale di Michelangelo Buonarroti è un’opera d’arte monumentale. Ma un nuovo studio rivendica che gli enormi affreschi si sarebbero basati in realtà su scene di nudo dal vivo e di prostituzione cui l’artista aveva assistito nei bagni pubblici di Roma, noti all’epoca con il nome di «stufe».
 

«Le figure che scendono all’Inferno o salgono verso il Paradiso sono ispirate a facchini e lavoratori manuali virili e muscolosi. Michelangelo ne avrebbe visto i corpi durante le sue visite ai bagni, che sono ben documentate», afferma Elena Lazzarini, una ricercatrice dell’università di Pisa e autore del volume «Nudo, arte e decoro, oscillazioni estetiche negli scritti d'arte del Cinquecento». «E’ nei bagni che Michelangelo ha definito la struttura fisica dell’uomo lavoratore come quella ideale».
 

In un’intervista al quotidiano inglese The Guardian, Lazzarini ha evidenziato che «negli affreschi, che abbracciano un’intera parete della cappella dove sono tenuti i conclavi per eleggere il Papa, uno dei dannati è trascinato in basso verso l’inferno da un diavolo che lo afferra per i testicoli». Ma sono ritratti anche uomini «che si abbracciano e si baciano in modo ambiguo: queste scene potrebbero essere state ispirate dalle visite nei bagni». E sempre per la Lazzarini, «il maestro delle cerimonie del Papa all’epoca dichiarò che la Cappella Sistina era un lavoro adatto solo per essere appeso nei bagni pubblici e nelle osterie: non si immaginava neppure quanto avesse ragione».