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CAPPELLA SISTINA/ Michelangelo s’ispirò ai nudi nei bagni di Roma?

cappella_sistina_r400.jpg (Foto)

 

 

LE «STUFE» DEL ‘500 - Nella Roma del Cinquecento le cosiddette «stufe» erano del resto molto numerose. Le tre principali si trovavano nell'allora quartiere di Sant'Eustachio, in via della Scrofa e a Campo Marzio. Gli storici riferiscono che un’altra si trovava a non molta distanza da Porta Castello, nel rione Parione. Anche se i bagni pubblici in assoluto più malfamati erano quelli vicino al ponte Santa Maria, mentre quella più famosa era la «stufa dei tedeschi», sempre nella zona del Parione.
 

«Le stufe erano luoghi di trattamenti estetici e di bassa chirurgia come i salassi con le sanguisughe – ha rivelato la Lazzarini al Corriere della Sera -. Si andava lì per le cure idroterapiche e c'erano più stanze: secche, ovvero riscaldate senza vapore, e umide, dove invece il vapore acqueo aveva un ruolo preminente. Una stufa aveva molte stanze dove ci si spogliava e si facevano bagni caldi o massaggi. E poi c'erano le stanza appartate, luoghi di promiscuità e prostituzione femminile e maschile». Diversi i pittori e gli scultori, tra cui appunto Michelangelo, che si recavano nei bagni pubblici per trarre ispirazione. Sublimando così una materia tutt’altro che spirituale e coniugando realismo e tensione ideale. «Era opinione comune dell'epoca che quella fisicità fosse un ideale fisico e pure emozionale», rivela la Lazzarini.
 


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