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CRISI GRECA/ Non un default uscito dal nulla ma frutto di manovre finanziarie occultate

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La tenuta stessa dell'eurozona era a rischio: nei primi giorni di maggio, dopo aver detto no ad un analogo provvedimento per intervenire sulla crisi del debito irlandese, l'Ue insieme al Fondo Monetario Internazionale ha definito un pacchetto si salvataggio di 110 miliardi di euro in tre anni alla Grecia, soldi pagati dai vari Stati membri in ossequio al rischio di contagio e di effetto domino.

Per ottenere questo fondo, il governo greco vara un pacchetto di riforme e tagli draconiani da 4,8 miliardi di euro che alimenta fortissime tensioni sociali sfociate in scioperi generali (durante uno dei quali si registrano le prime vittime, una donna incinta e due dipendenti di una banca data alle fiamme con bottiglie incendiarie) e altre forme di protesta. Il governo greco non arretra e il 5 agosto, alla fine della prima verifica trimestrale, Ue-Bce-Fmi promuovono il piano di risanamento del governo Papandreou, di fatto avallando lo sblocco della seconda tranche di aiuti.

Nel frattempo, però, nel Paese si susseguono manifestazioni e blocchi del settore trasporti (navi e aerei durante l'estate per colpire, masochisticamente, la prima voce del Pil greco, il turismo), divenuti di fatto strutturali dal mese di settembre in poi con Atene e Salonicco paralizzate da camion lungo il loro perimetro e lavoratori in piazza. La strada per evitare il default sarà irta di difficoltà e molto lunga, così come la sequela di errori e omissioni che ha portato alla crisi greca.



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