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DISASTRI NATURALI/ 2010, l’anno nero di alluvioni e terremoti

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AGRICOLTURA DEVASTATA - Anche a causa dello tsunami seguito al terremoto, le città costiere e i villaggi del Cile sono stati infatti demoliti, provocando seri danni in una vasta area del Cile centro-meridionale, inclusa la seconda città più popolosa del Paese, Conception. Mentre in Pakistan, in seguito alle inondazioni, sono stati sommersi 69mila chilometri quadrati dei terreni agricoli più fertili. Le conseguenze per l’agricoltura, pari a 2,9 miliardi di dollari, faranno sì che nel 2011 si registrerà una massiccia riduzione della produzione di cibo. E il 24 settembre scorso la Fao ha quindi annunciato che circa il 70% della popolazione pakistana non ha più accesso a un’adeguata alimentazione.

UNA RICERCA «PROFETICA» - Delle tre catastrofi inoltre, almeno quella di Haiti e Pakistan sarebbero state previste. Una ricerca realizzata dal professor Patrick Charles del Geological Institute of Havana nel 2008 sosteneva la forte probabilità che si verificasse un terremoto a Port-au-Prince. Come scrive il sito newsfood.com, per il professor Charles, la capitale di Haiti sarebbe attraversata da una grande faglia che fa parte della Zona della faglia Enriquillo. Già nel 1751 e nel 1771, Haiti era stato completamente raso al suolo da un terremoto. Per documentare la veridicità della sua teoria, Charles aveva registrato lievi scosse in Petionville, Delmas, Croix des Bouquets e La Plaine. Le scosse sono segnali premonitori dell’imminenza di un terremoto. Tra gli altri terremoti verificatisi ad Haiti, la distruzione del Palais Sans Souci vicino a Citadelle nel 1842, mentre nel 1946 la Repubblica Dominicana fu colpita da una scossa di magnitudo 8.

«SARA’ UNA CATASTROFE» - Commentava quindi profeticamente il professor Charles nel 2008, anticipando quanto verificatosi a Port Au Prince: «Questo significa che il livello di aumento dello stress energetico della Terra potrebbe un giorno sfogarsi in un sisma di 7.2 o più gradi della scala di Richter. Causando un evento di proporzioni catastrofiche in una città senza regole edili e con abbondanti baraccopoli costruite in anfratti e altri posti sconvenienti». E aggiungeva l’esperto: «La scienza ci ha fornito gli strumenti che ci aiutano a predire questi tipi di catastrofi e ci mostrano come siamo arrivati a queste conclusioni».

L’ALLARME DEGLI AMBIENTALISTI - Mentre per quanto riguarda l’alluvione in Pakistan, come scrive l’Herald Scotland, l’abbattimento della maggior parte degli alberi presenti sul territorio avrebbe aggravato il disastro. Le piogge intense che scendono sulle montagne, se avessero incontrato dei boschi, non avrebbero dato luogo a profondi torrenti. Il fango infatti sarebbe stato rallentato, e in buona parte fermato, dagli alberi prima che arrivassero nelle pianure abitate da milioni di persone. Per le associazioni ambientaliste pakistane, costrette finora al silenzio dal governo, all’origine della deforestazione ci sarebbe nientemeno che la mafia del legname che conterebbe su appoggi nel Parlamento pakistano. Fatto sta che le inondazioni erano abbondantemente prevedibili. Numerosi gli allarmi lanciati dagli ambientalisti, sempre però ignorati dal governo.

(Pietro Vernizzi)



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