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FINI-BERLUSCONI/ L’evoluzione dell’ex An: da alleato a nemico del Cavaliere

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FINI ESPULSO DAL PDL - Il 22 aprile quindi è arrivata la resa dei conti in occasione del direttivo del Pdl, con Fini e Berlusconi che si sono fronteggiati in diretta tv. Da una parte il presidente del Consiglio, che lo ha rimbrottato: «Se vuoi fare politica lascia la presidenza della Camera». Dall’altra l’ex An, che ha ribattuto piccato: «Altrimenti cosa fai, mi cacci?». E la risposta è arrivata il 29 luglio, con l’espulsione di Fini dal Pdl. Un documento dell'ufficio di presidenza del partito e le parole di Berlusconi hanno chiuso la porta al «cofondatore» Fini e ai suoi fedelissimi. Interrompendo le mediazioni infinite e invitando l’ex An a lasciare il Pdl e la presidenza della Camera.

«COMPORTAMENTO IRRESPONSABILE» - «I coordinatori hanno svolto una relazione e hanno deciso di deferire ai probiviri gli onorevoli Briguglio, Granata e Bocchino, con la condivisione dell'ufficio di presidenza» ha spiegato Berlusconi nella conferenza stampa al termine del vertice del partito. «Si è presentato un dissenso da parte di Fini e degli uomini a lui vicini nei confronti del governo, della maggioranza e del presidente del Consiglio. Io non ho mai risposto, anzi ho sempre smentito i virgolettati che mi hanno attribuito. Abbiamo tenuto un comportamento responsabile, visto il momento di crisi che viviamo. Dopo l'approvazione di una manovra assolutamente indispensabile che ci ha richiesto l'Europa, abbiamo ritenuto fosse arrivato il momento non più differibile di fare chiarezza sulla situazione nel partito».

FUTURO E LIBERTA’ - Una rottura che ha modificato la scena politica: il centrodestra, uscito dalle elezioni con un’ampia maggioranza, si è trovato in difficoltà, con il rischio di una crisi di governo e delle elezioni anticipate. Fini ha infatti fondato un suo partito, chiamato Futuro e libertà per l’Italia (Fli), cui hanno aderito 35 deputati e dieci senatori. Mettendo così in forse la stabilità della coalizione di centrodestra. Il 29 settembre si è infatti arrivati al voto di fiducia alla Camera, in vista del quale molti onorevoli hanno cambiato partito in seguito alle pressioni dei vari leader (una tendenza in corso dall’inizio della legislatura).

 



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