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FRANCESCO COSSIGA/ Un’uscita di scena silenziosa per il politico che sapeva molto della storia del Paese

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Cossiga rimase ai vertici politici nei momenti più bui e difficili: nel 1980 la strage di Ustica e immediatamente dopo quella di Bologna. Difficili anche i rapporti con la magistratura: il ministro era a capo del Csm, quando, nella sua lotta contro i giudici, propose di farlo presidiare militarmente dai carabinieri. Gli anni Settanta furono segnati anche dalla sua riforma dei servizi segreti: il SISMI e il SISDE sostituirono il SID e alla direzione dei due nuovi servizi segreti vennero posti i generali Santovito e Grassini, entrambi iscritti alla loggia P2.

"Picconatore" - Nel 1979 fu alla presidenza del Consiglio, ma la sua carica durò solo un anno a causa della messa in stato d'accusa per la vicenda del figlio di Donat-Cattin. Nell'83 salì a palazzo Madama e nell'85 al Colle, succedendo a Sandro Pertini. Cossiga diventò cosi il "Picconatore", "picconando", ovvero, commentando ogni fatto politico con una critica decisa e sferzante. A sorpresa si dimise a soli due mesi dalla scadenza del mandato, il 28 aprile del 1992, ma non smise mai di essere protagonista della politica italiana muovendo le fila istituzionali, e  non, anche con incontri informali e dalle pagine dei giornali.

Il 27 novembre 2006 Cossiga presentò al presidente del Senato, Franco Marini le dimissioni da senatore a vita, perché si riteneva «ormai inidoneo ad espletare i complessi compiti e ad esercitare le delicate funzioni che la Costituzione assegna come dovere ai membri del parlamento nazionale». Ma le dimissioni vennero respinte dal Senato il 31 gennaio 2007.

Sempre in prima pagina con i suoi commenti graffianti e le sue frasi ormai celebri,  sempre dietro agli avvenimenti simbolo degli ultimi 50 anni della politica italiana, Francesco Cossiga, il "liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista", come amava definirsi, se n'è andato a riflettori spenti. Lontano dai circoli istituzionali e dai misteri che, a detta di molti, si è portato nella tomba.

(Ilaria Morani)
 



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