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L’INCHIESTA/ Il caso della bella Ruby Rubacuori tra gossip e politica

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Il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, vuole «le dimissioni del premier e di un governo che ormai naviga nel buio, per aprire una fase nuova nel Paese». Per il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, «l'Italia ha una dignità da difendere nel mondo» e il comportamento di Berlusconi «la sta mettendo a repentaglio». Secondo Bersani, Berlusconi non può rimanere «in un ruolo pubblico che ha indecorosamente tradito».

Nel mirino delle opposizioni la chiamata del premier alla questura e la chiamata in causa del consigliere regionale Nicole Minetti per «salvare» la minorenne Ruby dal carcere o dalla comunità. «Se fosse confermata la notizia che il pubblico ministero aveva disposto l'affidamento della ragazza a una comunità - sostiene Dario Franceschini - ci troveremmo di fronte a un intollerabile miscuglio di menzogne e reati inconciliabili con il ruolo di presidente del Consiglio». Per questo, esige il presidente dei deputati del Pd, «il ministro Maroni ha il dovere di riferire immediatamente al Parlamento su quanto è successo alla questura di Milano». «È di una gravità inaudita - rileva Emanuele Fiano - che si sia tirato in ballo uno Stato straniero».

Allusione alla parentela, risultata poi non vera, di Ruby con il presidente dell’Egitto, Mubarak. Se Ruby è la nipote di Mubarak, «io sono Nefertiti Regina del Nilo. Non me la sono bevuta, e non posso dire di aver mai autorizzato l'affido alla Minetti». Sono le dichiarazioni di Anna Maria Fiorillo, pubblico ministero che nella notte tra il 27 e il 28 maggio, di turno al Tribunale dei Minori di Milano, ha ricevuto quelle «sei o sette» telefonate dalla Questura dopo il fermo di Ruby.

Dopo le parole del ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che ha riferito della vicenda in Senato, Fiorillo ha precisato: «Desidero comunicare ufficialmente che investirò il Consiglio superiore della magistratura della questione in quanto le dichiarazioni del ministro, che sembrano essere coerenti col comunicato del procuratore Bruti Liberati, non corrispondono alla mia diretta esperienza personale». Nella lettera al Csm, il pm scrive: «Chiedo che la discrepanza con i dati di realtà che sono a mia conoscenza venga chiarita».

(Pietro Vernizzi)



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