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RICORDO/ Saramago e quel bisogno di riflessione per non essere schiavi della tecnologia

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E' morto il 18 giugno scorso nella sua residenza di Tías, a Lanzarote (nelle isole  Canarie), il premio Nobel per la Letteratura José de Sousa Saramago. Sull'isola viveva dal 1991 con la moglie, Pilar del Rio, giornalista e sua traduttrice in spagnolo. Saramago inizia la sua attività molto giovane, ma è impossibile comprendere a fondo il suo lavoro culturale, se non lo si confronta con l'impegno politico che è sempre stato un marchio di ogni sua attività letteraria.

Uno scrittore comunista, dichiaratamente ateo, spesso e volentieri al centro di polemiche e dibattiti sulle sue posizioni religiose.  Eretico e scomodo, Saramago, fin dalla giovane età si scontra con il Portogallo di Salazar (paese dove è nato nel 1922), e che gli fa maturare una chiara e precisa visione sociale, tanto da diventare un forte punto di riferimento per la sinistra radicale di tutto il mondo.

Uomo di pensiero, uomo di riflessioni. Il suo giudizio sul mondo passa attraverso le sue ultime parole regalate ai lettori attraverso il blog che quotidianamente curava: "Penso che nella società attuale ci manchi la filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo determinato, come la scienza che invece procede per soddisfare i suoi obiettivi. Ci manca la riflessione, pensare, necessitiamo del lavoro di pensare e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte".

La scoperta della letteratura - Nato in un piccolo paese appena fuori Lisbona, Azinhaga, già molto giovane si trasferisce con la famiglia nella capitale portoghese, dove lavora come fabbro e poi come meccanico. Per tutta la vita e, soprattutto, al momento della consegna del premio Nobel nel 1998, Saramago racconterà delle umili origini della sua famiglia di contadini. "L'uomo più saggio ch'io abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere". Parlava di suo  nonno.
Nel 1947 scrive e fa pubblicare il primo racconto, "Terra del Peccato", raccogliendo uno scarso successo.

Perseguitato dalla polizia politica del regime perché iscritto al clandestino Partito Comunista portoghese, Saramago, negli anni Sessanta pubblica la prima raccolta di poesie, "I poemi possibili" e all'inizio degli anni Settanta diventa giornalista nel quotidiano "Diario de Lisboa".
 



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