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SCAJOLA-GATE/ Quel regalo «a sua insaputa» che ha fatto dimettere il ministro

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Alla fine di aprile, il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, è stato chiamato a rispondere dell'acquisto di una casa con vista sul Colosseo che, per i magistrati di Perugia, sarebbe stata pagata in parte con 900mila euro di fondi in nero del costruttore Diego Anemone, coinvolto nell'indagine sul G-8 alla Maddalena. Il ministro ha tentato di difendersi dall’accusa, ma presto ha dovuto rassegnare le dimissioni.

INTERIM DI 5 MESI - L’inchiesta su Scajola è importante perché è lo scandalo più grave in cui è stato coinvolto il quarto governo di Silvio Berlusconi. Tra gli altri ci sono le vicende relative agli appalti della Protezione civile, che hanno coinvolto Guido Bertolaso, quelle sull’eolico, per cui si è dimesso il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, e quello sul senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, accusato nell’ambito di un’inchiesta sui capitali della ‘Ndrangheta. Inoltre le dimissioni di Scajola hanno dato vita a un lungo interim, durato cinque mesi e retto da Silvio Berlusconi. Solo il 4 ottobre scorso l’incarico è stato affidato a Paolo Romani.

I FONDI DI ANEMONE - L’abitazione al centro dell’inchiesta, ampia 180 metri quadrati, è stato comprata da Scajola dalle sorelle Barbara e Beatrice Papa il 6 luglio 2004. Nell'atto notarile il valore dell’immobile è stato dichiarato pari a 610mila euro, mentre in realtà sarebbe stato pagato 1,7 milioni di euro. E come scritto da Il Sole-24 Ore, dagli accertamenti bancari sembrerebbe che per l'acquisto dell’appartamento siano stati utilizzati anche 80 assegni, secondo la procura di Perugia, ottenuti dall'architetto Angelo Zampolini, progettista del gruppo Anemone, versando 900mila euro in contanti in una delle agenzie della Deutsche Bank, intestati direttamente alle proprietarie dell'abitazione.

APPALTI DEI GRANDI EVENTI - La vicenda di Scajola rientra in una vicenda più ampia, nella quale sono coinvolti il commercialista Stefano Gazzani, lo stesso Zampolini e il commissario dei Mondiali di nuoto, Claudio Rinaldi. I tre, come evidenziato dal Corriere, sono inquisiti per aver partecipato alle attività di corruzione e riciclaggio nella gestione degli appalti per i Grandi eventi. La procura di Perugia ha individuato la traccia dei conti esteri intestati ai dirigenti pubblici e ha ricostruito il percorso dei fondi utilizzati da Anemone per comprare, tra il 2004 e il 2006, gli appartamenti poi intestati a Scajola e al generale della Guardia di finanza, Francesco Pittorru, al quale l'imprenditore chiedeva informazioni riservate sulle inchieste nelle quali era coinvolto.

 



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