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USA/ L’anno del fallimento di Obama, scalzato dal Tea Party e da Hu Jintao

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Ma la mano tesa della Cina non significa che Pechino intenda recedere dalle sue posizioni in materia di cambi e politica economica. Lo stesso Hu Jintao ha usato toni duri respingendo le critiche americane sul mancato apprezzamento dello yuan. Le prime parole di Obama al G20 sono state concilianti e di difesa della politica americana, giustificando le ultime decisioni della Fed sull'allentamento monetario. Ma la spiegazione che non può esserci sviluppo a livello globale senza crescita degli Stati Uniti ha alimentato le critiche verso gli Usa. Difficile per Obama incassare qualche risultato dal vertice di Seoul: la debolezza dell'amministrazione americana non sfugge agli altri partner.

Non e' un caso che la Corea del Sud abbia puntato i piedi sull'export di auto e carne verso gli Stati Uniti. Anche dall'Europa arrivano critiche a Obama. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, particolarmente irritata, prima di arrivare a Seoul ha annunciato che «chiederà spiegazioni» agli americani sulla politica monetaria della Federal Reserve. Ma la Germania ha anche bocciato senza appello la proposta del segretario al Tesoro americano Timothy Geithner di fissare dei tetti sui surplus commerciali. Anche la Gran Bretagna, alleato storico degli Stati Uniti, non si è spesa per difendere Obama. Il premier David Cameron si è limitato a osservare che «c'è molto dare fare per ridurre gli squilibri».

Come scrive sempre l’Asca, «Obama chiede unità di intenti agli altri grandi della terra per favorire la crescita economica ma è finita un'epoca, gli Stati Uniti non possono più dettare le condizioni al resto del mondo. E soprattutto la grande novità nello scacchiere della politica internazionale è che nel mondo c'è diffidenza nei confronti degli Stati Uniti. La fine intelligenza del presidente brasiliano Lula offre la fotografia più nitida della situazione che stiamo vivendo». Lula ha dichiarato infatti che «nessun Paese dovrebbe procedere con decisioni unilaterali». Il 4 novembre inoltre la fase calante di Obama è certificata anche dalla classifica degli uomini più potenti del mondo stilata da Forbes. L’anno scorso il presidente Usa era primo, quest’anno è stato scalzato dal presidente cinese, Hu Jintao.

Sul podio con la medaglia di bronzo si colloca il re dell’Arabia Saudita, Abdullah ben Abdel Aziz. Nella top ten di Forbes seguono il premier russo Vladimir Putin, Papa Benedetto XVI, il presidente tedesco Angela Merkel, il primo ministro britannico David Cameron, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, la presidentessa indiana Sonia Ghandi e Bill Gates.

(Pietro Vernizzi)



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