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VULCANO ISLANDESE/ Il mercoledì delle ceneri che ha lasciato a piedi l’Europa

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80 MILIONI SFUMATI - Il commercio internazionale viaggia sui grandi numeri. In un anno nel mondo circolano sugli aerei oltre 80 milioni di tonnellate di prodotti, sia alimentari sia di altro genere. In Europa si raggiungono i 14 milioni di tonnellate, di cui 840mila tonnellate nel Belpaese (il 6% del totale europeo).

FIORI, FRAGOLE E MOZZARELLE - Tutti gli aeroporti italiani messi insieme movimentano in un anno meno della metà delle merci in transito per il solo hub di Francoforte o di Parigi. E quindi gli effetti della nube del vulcano islandese in Italia non sono stati così gravi come in altri Paesi. Le conseguenze sono state serie soprattutto per il turismo e per la filiera agroalimentare, che era già in crisi anche senza l’eruzione dell’Eyjafjallajokull. La Coldiretti ha calcolato un danno di 10 milioni di euro in una settimana per il blocco delle spedizioni dei prodotti deperibili del «made in Italy», cioè fiori, mozzarelle, fragole e frutta in generale. Penalizzati anche i produttori di vini da esportazione, per esempio sul mercato a stelle e strisce.

VIAGGI DELLA SPERANZA - Per rendersi conto dei danni al turismo e ai viaggi d’affari bastava invece osservare le code davanti alle biglietterie delle stazioni nei giorni immediatamente successivi al 14 aprile. Al punto che alcune persone hanno preferito viaggiare in taxi per centinaia di chilometri. Emblematica la scritta con cui un giapponese girava per la stazione Centrale di Milano: «Taxi sharing to Paris». Voleva dividere con altri la tariffa da 1.500 euro per il viaggio in taxi fino in Francia. Mentre qualcuno è ricorso persino all’autostop, chiedendo aiuto agli altri viaggiatori su Facebook. «Siamo bloccate a Barcellona, ma dobbiamo rientrare in Finlandia. Ecco il nostro numero di telefono, chiamateci», scrivevano due ragazze.

(Pietro Vernizzi)



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