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CINA/ A pesca di cadaveri: il lato oscuro della Cina

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PESCATORE DI CADAVERI – Wei Xipeng, 55 anni, fa il pescatore di cadaveri. Fino a qualche anno fa raccoglieva pere e altri frutti, poi ha capito che pescare cadaveri era più remunerativo. Ma chi pensa a un cinico affarista, è meglio che sappia la sua storia. L’unico figlio di Xipeng annegò proprio in questo fiume. Ne cercò il corpo a lungo senza mai riuscire a trovarlo. Nel frattempo si imbattè in altri cadaveri cominciando a capire la natura della realtà del suo paese. “E’ il boom economico in Cina ad aver portato tante morti. La gran parte di questi cadaveri sono di persone suicide, oppure assassinate”. Non è solo, Xipeng, a fare questo lavoro, anzi. Ma lui è quello che ha il business più fiorente, se così si può dire. Recupera dagli 80 ai cento cadaveri all’anno. Il pagamento? Varia a seconda delle possibilità di chi cerca il proprio caro. A un contadino, Wei non chiederà più di 75 dollari. A un impiegato ne chiede 300 mentre se è una ditta che sta cercando un corpo, allora si farà pagare anche 450 dollari.

 

Ci sono anche cadaveri che nessuno vuole: “La maggior parte di questi appartiene a donne che venivano dalle campagne. La maggior parte di queste donne vengono assassinate e gettate nel fiume”. Xipeng ha trovato l’angolino giusto per coltivare i suoi affari. Circa una ventina di chilometri a sud di Lanzhou nella Cina nord occidentale in un posto dove una diga e una insenatura fanno sì che i cadaveri vengano in superficie. Li raccoglie, poi li porta in un angolo del fiume attrezzato dai pescatori e li lascia a galleggiare nell’acqua con i volti all’in giù in modo che i loro connotati si preservino e i parenti possano riconoscerli. Ma anche questo business sembra abbia i giorni contati. Alle autorità non piace questo tipo di attività e Xipeng è stato fermato diverse volte: “La polizia mi ha già multato diverse volte, a loro non piace quello che faccio. Non potrò più guadagnare quello che guadagno adesso”.



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