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TASSA DI SOGGIORNO/ La Capitale e l’ospitalità dei romani: un mito che crolla?

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Roma, la Città eterna, densa di suggestioni storiche e architettoniche, monumenti e pezzi di antichità di tal misura e bellezza da rendere vano il paragone con qualunque altro posto al mondo. Ovunque ci si aggiri, c’è qualcosa che val la pena vedere, che rapisce e ci fa soffermare incantati con il naso all’insù. E i romani, poi: alcuni li criticano, ma chi metterebbe in dubbio la loro cordialità e simpatia, la capacità di sdrammatizzare e l’apertura verso i foresti? L’ospitalità, soprattutto, emblema di un popolo che conquistò e tramutò radicalmente l’allora mondo conosciuto. E invece no. Crolla un mito. La tanto celebrata ospitalità capitolina ha ceduto il passo alle ragioni del denaro, sprofondando sotto il peso un bilancio in dissesto.


Il Comune, come era stato annunciato - ma nessuno pensava realmente che si sarebbe andati fino in fondo - ha approvato la famigerata tassa sul soggiorno. I “congiurati”, riunitisi nottetempo, al riparo da occhi indiscreti, hanno decretato la morte dell’istinto di accoglienza dei romani. E’ un caso, ma la modalità con la quale è stato approvato il provvedimento, evoca questa immagine. Il via libera dall’amministrazione comunale è, infatti, arrivato attorno alle 3 di notte. La tarda ora, in realtà, è dipesa dalle numerose votazioni che si sono succedute in seguito agli emendamenti presentati dall’opposizione. Il provvedimento, in ogni caso è passato, con 22 voti favorevoli su 31 presenti.


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