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DISASTRI AEREI/ Chi è scampato alla morte: storie di sopravvissuti tra bombe, cadute da 10mila metri e rockstar salve per miracolo

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Travis Barker  Travis Barker

 

PISTA DI MANCHESTER – Il 22 agosto 1985 il charter della British Airtours prende fuoco mentre sta decollando da Manchester per Corfu, per un’esplosione al motore sinistro. Nell’aereo è l’inferno, ad avere la peggio sono i passeggeri della coda. Alla fine in 54 muoiono carbonizzati. E i racconti degli 83 sopravvissuti sono da brivido. “Non so come ne sono uscito – racconta Mike Mather -, credevo di morire calpestato; c’è stato un gran panico dopo lo schianto e quelle fiamme sull’ala, quel denso fumo nero di sapore acido che ha invaso le cabine... Qualcuno ha urlato di rimanere accovacciati sui sedili, ma invece ci siamo gettati nel corridoio. Non ho mai visto tanto terrore negli occhi della gente”.

 

TRAVIS BARKER – Tra i sopravvissuti degli incidenti aerei c’è anche una rock star, Travis Barker, batterista dei Blink-182. La mattina del 19 settembre 2008 rimane coinvolto, insieme a DJ AM (nome d’arte di Adam Goldstein), nello schianto di un aereo privato in Columbia, nel South Carolina. Nell'impatto muoiono quattro persone, tra cui Chris Baker, assistente personale di Travis. Il batterista riporta a sua volta ustioni gravi. Dei sei passeggeri sopravvivono solo Barker e Goldstein, che riescono ad arrampicarsi sull’ala dell’aereo in fiamme e a lanciarsi sulla pista. Per poi restare per lunghi minuti in attesa dei soccorsi, impotenti mentre i loro amici bruciano all’interno del Learjet.

 

VARSAVIA – Maurizio Boetti, 54enne di Finale Emilia (Modena), è l’unico italiano scampato al disastro aereo del 14 settembre 1993 a Varsavia. Quel giorno il vento è così forte che al momento dell’atterraggio l’Airbus 320 non riesce a frenare e va a sbattere con un’ala contro un terrapieno in fondo alla pista, prendendo fuoco. “Una fiammata ha attraversato l’aereo da una fiancata all’altra – ricorda Boetti -. Il colpo mi ha scagliato sotto il sedile, la cintura di sicurezza mi è rimasta come ‘stampata’ sulla pelle. Ho sentito subito un dolore acutissimo. All’improvviso il fumo ha iniziato a invadere tutto. Sentivo gli altri passeggeri che urlavano. Con un’enorme fatica, mi sono portato nel corridoio, disteso, ma le altre persone mi calpestavano”. Oggi Boetti ha superato lo shock e ripreso a volare più di prima, ma chiede sempre il posto vicino all’uscita di sicurezza. E aggiunge: “Spesso c’è chi vuole sedermi accanto, perché ritengono che porti fortuna”.

 

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