BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TATUAGGI/ Dai re ai carcerati, una moda che non passa mai... di moda

Pubblicazione:

tatuaggio_R375.jpg



Per l’esattezza la parola “tattow” come lui l’aveva sentita dagli abitanti delle isole del Pacifico. L’arrivo alla corte inglesi di alcuni di questi nativi, fece scattare quasi immediatamente la moda presso gli appartenenti alla famiglia reale. Il futuro re Giorgio V, durante una visita in Medio Oriente, si fece tatuare la Croce di Gerusalemme e durante una successiva visita in Giappone un dragone sull’avambraccio. Altri monarchi dell’epoca che fecero uso di tatuaggi furono il re Federico IX di Danimarca, il re di Romania, il Kaiser Guglielmo II, re Alessandro di Jugoslavia e anche lo zar Nicola II di Russia. Dai re ai nobili delle classi elevate europee il passo fu breve. La rivista Harmsworth, nel 1898, calcolò che un inglese su cinque aveva un tatuaggio.

I membri delle classi alte erano soliti trovarsi nelle grandi residenze estive dopo cena per mostrarsi fra di loro i rispettivi tatuaggi. Si dice che anche la severissima Regina Vittoria avesse un piccolo tatuaggio in una parte “intima” del corpo. Anche la famiglia Churchill amava i tatuaggi. Lady Randolph Churchill aveva un serpente tatuato attorno al polso, che era solita coprire con un braccialetto. E il figlio Winston, il futuro eroe vincitore della II guerra mondiale, aveva un’ancora tatuata sull’avambraccio. Ma il tatuaggio ritrova il suo antico significato di appartenenza grazie ai carcerati. A partire dall’Ottocento si diffonde l’abitudine di tatuaggi che altro non significano che appartenenza a questa o quell’altra gang e anche di identità, quella che il carcere vuole cancellare.

 

 

CLICCA SUL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L'ARTICOLO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >