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TATUAGGI/ Dai re ai carcerati, una moda che non passa mai... di moda

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Il tatuaggio come appartenenza a una gang dimostra chi sei, di quale gang fai parte, in che cosa credi, che cosa hai fatto, quanti anni dovrai passare in carcere e anche quante persone hai ucciso nella tua vita. Ad esempio tatuarsi gocce di lacrime sotto a un occhio stava a mostrare, a seconda del numero di gocce, quante persone avevi ucciso. Il primo negozio di tatuaggi del mondo occidentale viene aperto a New York nel 1846. Diventa subito il punto di riferimento per i militari arrivando a tatuare gli appartenenti a entrambi gli schieramenti della Guerra civile. Un certo Samuel O’ Reilly è l’inventore della prima macchina elettrica per tatuaggi, nel 1891. La rivista Life, nel 1936, stimò in dieci milioni gli americani che avevano un tatuaggio, circa il 6% della popolazione.

Un sondaggio effettuato nel 2003 ha triplicato questo numero portando al 16% la percentuale degli americani in possesso di almeno un tatuaggio. Nel luglio 2002, la parola “tattoos”, tatuaggi, era la seconda parola più ricercata su Internet. E i tatuaggi più richiesti? I cinque design più richiesti sono, nell’ordine, disegni tribali, croci, stelle, farfalle e fate. Il soggetto singolo più richiesto? Le donne, naturalmente. A recuperare infine la moda del tatuaggio, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, furono I musicisti rock e i loro fan. Essendo la musica rock inizialmente vista come qualcosa di sovversivo, di pericoloso, di fuorilegge, fu automatico l’identificarsi con i carcerati e il loro uso del tatuaggio.

 

 

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