Curiosità
martedì 15 giugno 2010
Conto alla rovescia per l’inizio delle vacanze. Ma per evitare che, dopo un piacevole mese al mare, al lago o in montagna, il rientro ci riservi delle brutte sorprese, occorre seguire delle regole precise per conservare opportunamente gli alimenti lasciati a casa. E come spiega il sito web e-incucina.com, «non è sufficiente riporli in frigorifero, ma occorre fare in modo che siano il meno possibile a contatto con l’aria. Perciò per alcuni cibi devono essere utilizzati appositi contenitori di qualità in grado di conservarli con le loro caratteristiche originali come la freschezza, il profumo e il sapore». Una serie di accorgimenti che quindi vanno presi con la massima cura, in quanto consentono di evitare che negli alimenti si sviluppino dei microrganismi dannosi per la salute umana. Tenendo conto del fatto che la temperatura varia in base ai ripiani: è più fredda in quelli bassi e più calda in quelli alti.
IL POSTO GIUSTO PER OGNI CIBO - Prima di entrare nel dettaglio dei singoli alimenti, occorre tenere quindi conto dei seguenti criteri generali: uova, dolci, formaggi, burro e yogurt vanno tenuti in alto; affettati, verdure cotte, sughi, salse e cibi cotti in mezzo; carni, pesci, pollame, selvaggina e cibi crudi in basso; frutta e verdura infine nell’apposito cassetto. Bisogna però ricordarsi che la durata della conservazione in frigorifero è differente in base a ogni singolo alimento. Ecco quindi un’ampia panoramica, per sapere quali è possibile lasciare a casa e quali invece è meglio consumare prima di partire, o a seconda dei casi mettere nel congelatore. Per quanto riguarda le carni crude, la conservazione in frigorifero dura quattro giorni per quelle di grosso taglio, tre giorni per fettine di pollame e selvaggina, uno o due per il macinato, mentre il carpaccio va mangiato subito. Tra le carni cotte il ragù nell’apposito contenitore può durare fino a otto giorni, mentre bolliti e arrosti al massimo due giorni. Il pesce, che va tenuto sigillato nel ripiano più basso del frigorifero, inizia a deteriorarsi già a partire dal terzo giorno, a prescindere che sia crudo o cotto. Brodi e minestroni resistono per due o tre giorni, le paste al massimo per 48 ore.
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