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MISTERI DEL RINASCIMENTO/ I casi di Michelangelo e Tintoretto. I pareri dello studioso americano Tamargo, di Vittorio Sgarbi e dell’inglese Taylor

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Chiediamo a Vittorio Sgarbi di approfondire qual era il significato del lavoro di un artista come Michelangelo: “E’ un pittore che dipinge la realtà creata da Dio, dunque non ha bisogno di immaginarsi ulteriori situazioni che stiano dietro le cose che dipinge. Dietro le cose c’è Dio, per Michelangelo”. E perché questi studiosi americani sarebbero convinti del contrario? “Sono due studiosi del cervello umano, e probabilmente lo vedono ovunque” dice Sgarbi. “Un po’ come chi guarda le nuvole e si convince che una nuvola è un ritratto e un’altra nuvola un paesaggio. Trattandosi di un grande come Michelangelo, hanno voluto a tutti i costi applicargli significati che Michelangelo non voleva dare. Dato che era un genio, allora doveva divertirsi a fare dei divertimenti concettuali nascosti nei suoi dipinti, ma Michelangelo, impegnato in un lavoro gigantesco come quello della Cappella Sistina, non aveva certo tempo di pensare ai divertimenti. E poi, perché non avrebbe lasciato testimonianza di quello che stava facendo? Quello che noi vediamo in un dipinto è una nostra proiezione, un nostro divertimento, ma non riguarda il pittore, riguarda il nostro occhio”.

Un mistero che di fatto non esisterebbe. Un mistero però che riaffiora, o così sembra, lontano dal Vaticano, più precisamente in Inghilterra, dove un altro pittore italiano, il Tintoretto, l’ultimo grande pittore rinascimentale, ha lasciato un quadro che sta ponendo diversi interrogativi a esperti e studiosi d’arte. Nelle campagne del Dorset, nell’elegante residenza di Kingston Lacy, chiuso per circa trent’anni in un magazzino, c’era un dipinto del pittore veneziano che un facoltoso inglese durante un periodo passato a Venezia aveva acquistato e inviato a casa. Il dipinto si trovava nell’abitazione di John Ralph Bankes discendente dell’esploratore ed egittologo inglese William John Bankes. Il dipinto, comprato da Bankes nel 1849 a Venezia, era conosciuto come “Apollo e le Muse”.




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