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LEGGENDE METROPOLITANE/ Dieci bufale «immortali» che hanno fanno il giro del mondo

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Un fotomontaggio con Barack Obama  Un fotomontaggio con Barack Obama

 

LA LINGUA DEI NIRVANA – A cadere sulla bufala del linguaggio Grunge è stato nientemeno che il prestigioso Times. Nel 1992 ha pubblicato un articolo, in cui si affermava che come tutte le tendenze che si rispettino, chi si riconosceva nella musica dei Nirvana ed era fan di Kurt Cobain aveva creato un vero e proprio slang. E nel linguaggio Grunge, secondo il quotidiano inglese, sarebbero state utilizzate espressioni come «cob nobbler», al posto di «un perdente», «lamestain», che significava «persona poco simpatica», «wack slacks», per dire vecchi jeans strappati, e «swingin’ on the flippity-flop», cioè socializzare con gli amici. Una leggenda che, come sanno gli addetti ai lavori, di tanto in tanto ritorna in vita quando si parla di Grunge.

 

BIMBO EROINOMANE – Un articolo pubblicato sul Washington Post nel 1980 raccontò una storia strappalacrime. Jimmy, un bimbo di soli otto anni, era diventato dipendente dall’eroina dopo essere stato coinvolto in un giro di droga, violenza e disperazione. E a introdurlo all’uso dell’eroina sarebbe stato il convivente della madre. L’autrice dell’articolo descriveva Jimmy come «un tossicodipendente di terza generazione, un piccolo bambino precoce dai capelli del color della sabbia, occhi castani di velluto, e marchi di aghi su tutto il corpo». Sfortunatamente per l’autrice, la storia era scritta così bene che molte persone furono commosse a tal punto da chiedere dove si trovasse Jimmy per poterlo aiutare. L’autrice si rifiutò di dirlo. E così la verità venne a galla: era soltanto una leggenda metropolitana. Ma con nove vite come tutte le bufale che si rispettino.

 

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