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MEDICINA/ Dimesso Oscar, il primo uomo a subire un trapianto integrale del volto. L'agonia di 5 anni, e la sfida dell'operazione

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IL GIOCO VALE LA CANDELA? – I RISCHI DEL TRAPIANTO Enormi i rischi di rigetto. Per non parlare di quelli legati agli effetti sulla psiche. Gli specialisti sapevano bene che alla medicina non si possono chiedere più miracoli in una volta. L’intervento, già di per sé, comportava un elevato grado di pericolosità per la vita del paziente. Se fosse riuscito, Oscar avrebbe dovuto, in ogni caso, sperimentare una drammatica realtà: quella di guardarsi ogni giorno allo specchio, e vedere il viso di un’altra persona, dover convivere con le fattezze di uno sconosciuto senza più identificare nella propria immagine riflessa, la propria identità. Quando Oscar decise che così non poteva andare avanti, e si disse pronto, i medici procedettero.

 


IL GIORNO PIU’ LUNGO – L’OPERAZIONE - Il 20 marzo è il giorno dell’operazione. L’équipe del Vall d’Hebron teme, più di ogni altra cosa, che la vascolarizzazione non si riattivi del tutto. I tessuti del donatore sono conservati nel medesimo liquido utilizzato per il trapianto di altri organi. Iniziano a impiantare su Oscar, uno per uno, gli elementi che costituiranno la sua nuova faccia. Mascella, naso, zigomi, muscoli, la lingua, e i nervi, fino all’epidermide. 24 ore di lavoro estenuante, senza un attimo di sosta. Quando comprendono che la circolazione sanguigna è ripresa, tirano un sospiro di sollievo. L’operazione è riuscita.

 

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