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MIRACOLI DELLA MEDICINA/ Paziente inglese «resuscitato» dai cardiologi dopo essere morto 28 volte

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DEADLINE DI 4 MINUTI - E aggiunge il cardiologo: «La capacità di resistenza del cuore umano agli arresti cardiaci dipende dalla salute globale di ogni singola persona e dalla tempestività con cui gli è prestata l’assistenza medica. Dopo tre o quattro minuti di mancanza di ossigenazione del cervello i danni diventano infatti irreversibili. Ma la resistenza del paziente dipende anche il fatto di avere o meno altre patologie come diabete, pressione alta e il vizio del fumo». Fattori cui è correlato anche il fatto di riuscire a ristabilirsi dopo essere sopravvissuto all’infarto, cioè alla morte di una parte del muscolo cardiaco per l’ostruzione di una o più delle tre arterie che lo alimentano, chiamate coronarie. O all’arresto cardiaco, che soprattutto nei giovani può essere causato anche da fattori completamente diversi.


LA VITA DOPO L’INFARTO - «Dopo l’infarto la cilindrata del cuore si riduce – spiega Mattioli – e si crea una cicatrice al suo interno. Un intervento precoce può permettere la riapertura delle coronarie, diminuendo il rischio di morte. Superato il periodo critico il paziente può quindi riprendere a condurre una vita normale e anche a fare footing, in quanto l’attività fisica è consigliata. Al punto che alcuni ricominciano persino a giocare a calcio o a basket». Anche se, come sottolinea il primario del San Giuseppe, «dopo il primo infarto esistono discrete possibilità di ricaduta, soprattutto nei sei mesi immediatamente successivi. Le ultime scoperte mediche hanno però migliorato notevolmente la diagnostica, rendendo la coronografia sempre più efficace. Con il risultato che negli ultimi dieci anni le ricadute si sono ridotte drasticamente. Basti pensare che, se il paziente sopravvive al primo anno dopo l’infarto, le probabilità di averne un secondo si riducono del 30/40%».
 

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