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LA MUMMIA/ Il DNA di Öetzi sarà presto svelato, parte la caccia ai discendenti

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La mummia Oetzi (Foto: Ansa)  La mummia Oetzi (Foto: Ansa)

IL RITROVAMENTO - L’uomo di ghiaccio fu ritrovato nel ’91 dai coniugi tedeschi Erika e Helmut Simon, mentre stavano compiendo un'escursione. All’inizio pensarono, visto il suo perfetto stato di conservazione, che si potesse trattare di un alpinista scomparso di recente, tanto che nel recupero fu coinvolta la gendarmeria. Durante le operazioni, non si presero le necessarie accortezze, e parte del corpo rimase danneggiata. Dopo che si stabilì che il luogo di ritrovamento si trovava in Italia, sulla base di accordo tra la Provincia autonoma di Bolzano ed il governo austriaco, Öetzi è stato e si trova a Bolzano, nel Museo Archeologico dell'Alto Adige.

 

CHI ERA OETZI - Le ricerche condotte dal ’91 in avanti sul corpo dell’uomo di ghiaccio, hanno permesso di sapere praticamente tutto di lui. Sarebbe nato a Velturno (Feldthurns), in Sud Tirolo, 5.000 anni fa. Aveva circa 46 anni quando morì. Apparteneva, con ogni probabilità ad una comunità di agricoltori. Tracce di grano, infatti sono state rinvenute sia nel suo intestino che sui suoi indumenti. Nell’intestino sono stati ritrovati anche resti di fibre muscolari: si cibava di carne di capra. I residui di rame e di arsenico rintracciati nei capelli, infine, lasciano intendere che con ogni probabilità praticasse la fusione dei metalli.

 


COME MORI' -
Tra i misteri che maggiormente hanno reso popolare Öetzi, quello riguardante la sua morte. Si credeva, inizialmente, che fosse morto di stenti, vagando tra i ghiacci dopo, forse, essersi perso. In realtà, la sua fu una morte cruenta. Nel 2001 una radiografia identificò la presenza di una freccia conficcata nella scapola. Non tutti, però, erano convinti del fatto che fosse morto per dissanguamento. Successive analisi, infatti, hanno dimostrato l’esistenza di una lesione a livello dell’arteria succlavia sinistra, sotto la clavicola, e mostrano, inoltre, un grande ematoma nel tessuto attorno alla ferita. Morì, quindi, in uno scontro violento, colpito da un’arma. Lo testimonia, ulteriormente, una profonda ferita sulla mano destra: l’estremo tentativo per difendersi dall’aggressore che gli inflisse la morte.

 

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