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MIRACOLO DI SAN GENNARO/ La liquefazione del sangue: spiegazioni e dubbi degli scienziati sul fenomeno che divide Napoli

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LA PRIMA ESPOSIZIONE NEL ‘300 - Anche se la prima notizia documentata dell'ampolla contenente la presunta reliquia del sangue di san Gennaro risale soltanto al 1389: nel corso delle manifestazioni per la festa dell'Assunta di quell'anno, vi fu l'esposizione pubblica delle ampolle contenenti il cosiddetto «sangue di san Gennaro». Il 17 agosto 1389 vi fu una grandissima processione per assistere al miracolo: il liquido conservato nell'ampolla si era liquefatto «come se fosse sgorgato quel giorno stesso dal corpo del santo». La cronaca dell'evento sembra suggerire che il fenomeno si verificasse allora per la prima volta.

 

LA TECA CON LE DUE AMPOLLE - Oggi le due ampolle, fissate all'interno di una piccola teca rotonda realizzata con una larga cornice in argento e provvista di un manico, sono conservate nel Duomo di Napoli. Delle due ampolle, una è riempita di 3/4, mentre l'altra più alta è semivuota poiché parte del suo contenuto fu sottratto da re Carlo III di Borbone che lo portò con sé in Spagna. Tre volte l'anno (il sabato precedente la prima domenica di maggio e negli otto giorni successivi; il 19 settembre e per tutta l'ottava delle celebrazioni in onore del patrono, ed il 16 dicembre), durante una solenne cerimonia religiosa guidata dall'arcivescovo, i fedeli accorrono per assistere al miracolo della liquefazione del sangue di san Gennaro. La liquefazione del tessuto durante la cerimonia è ritenuto foriero di buoni auspici per la città; al contrario, si ritiene che la mancata liquefazione sia presagio di eventi fortemente negativi e drammatici per la città.

 

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