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PARADISO VIOLATO/ L’oasi africana del Serengeti deturpata da un’autostrada per i tir

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I RESTI DEL PRIMO UOMO - L’ecosistema del Serengeti è uno dei più antichi al mondo. Le caratteristiche essenziali di clima, vegetazione e fauna non hanno subito quasi nessun cambiamento negli ultimi milioni di anni. E qua, nella Gola di Olduvai, sono stati rinvenuti i primi reperti dell’homo habilis risalenti a oltre due milioni di anni fa. Alcuni modelli di vita, morte, adattamento e migrazione sono antichi come le colline. E’ la migrazione ciò per cui il Serengeti è forse più famoso. Oltre un milione di gnu e circa 200mila zebre si riversano dalle colline settentrionali fino alle pianure meridionali per le brevi piogge di ottobre e novembre, e quindi piegano a nord-ovest dopo le lunghe piogge di aprile, maggio e giugno. E’ così potente l’antico istinto di muoversi che nessun ostacolo, neanche i fiumi infestati dai coccodrilli, possono trattenere gli animali.


L’INTESA «MAGICA» TRA ANIMALI E NATURA - Gli gnu viaggiano attraverso un panorama variegato composto da parchi, riserve, aree protette e differenti habitat, dalla flora molto ricca. Come scriveva nel 1963 lo scrittore e avventuriero sudafricano Laurens van der Post, «le sole cose viventi che davvero sembrano appartenere al Serengeti sono gli animali selvatici. Tra gli animali e l’Africa c’è un’intesa che gli uomini non hanno ancora raggiunto. Oggi il Parco Nazionale dei Serengeti, l’Area Protetta di Ngorongoro e la Riserva Maasai Mara Game lungo il confine del Kenya proteggono la più grande e variegata comunità di animali sulla terra, e uno degli ultimi grandi sistemi migratori ancora intatti. Il Serengeti è il gioiello nella corona delle aree protette della Tanzania, che insieme formano il 14% della superficie del Paese, un record che ancora poche altre nazioni detengono. E che presto la Tanzania potrebbe definitivamente perdere a causa della nuova strada commerciale.
 

(Pietro Vernizzi)
 



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