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STEPHEN HAWKING/ L’astrofisico: Dio non è necessario per spiegare la nascita dell’Universo

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«CONVERSIONE» ALL’ATEISMO - Hawking è uno scienziato di grande fama, noto anche al pubblico che non si interessa di astrofisica per la sua terribile disgrazia. Più di una volta lo si è visto in televisione con il suo povero corpo devastato da una malattia degenerativa del sistema nervoso che lo obbliga a muoversi su una sedia a rotelle e chi gli permette di comunicare solo attraverso un sintetizzatore. Una decina d’anni fa, Hawking, nel suo libro Una breve storia del tempo, aveva sostenuto che non c’è incompatibilità tra un Dio creatore e la comprensione scientifica dell’Universo. «Se arrivassimo a scoprire una teoria completa sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché così avremo modo di conoscere la mente di Dio», aveva scritto nel libro appena ricordato, pubblicato nel 1998. Ma in quest’ultimo, The Grand Design, la tesi in parte differente: non c’è bisogno di un Dio per capire la formazione dell’universo e della nostra presenza su questa Terra.


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Una rivoluzione, ma soltanto apparente, secondo quanto spiega al Sussidiario l’astrofisico Piero Benvenuti, «è vero che il pensiero scientifico può procedere indipendentemente dalla fede in un Dio creatore, ma quella di Hawking è un’evidente mossa commerciale. Le sue affermazioni non sono nuove, ma il suo vero obiettivo è sfruttare la visita del Papa in Gran Bretagna per guadagnare con le vendite del suo libro. E soprattutto, commette due errori imperdonabili da un punto di vista scientifico. In primo luogo, sostiene la possibilità di arrivare a conoscere ogni cosa grazie alla fisica, mentre è chiaro da tempo che il pensiero scientifico continua a progredire senza mai arrivare a un punto d’approdo definitivo. Inoltre, confonde la creazione dell’Universo con un evento spazio-temporale. E questa è una vera cantonata, perché come spiegava Einstein senza Universo non esiste neanche il tempo».

 

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