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MARIANNA SCARCI/ Ballerina della De Filippi inquisita per truffa dall’Antimafia

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Amici di Maria De Filippi  Amici di Maria De Filippi

Una ballerina del programma di Maria De Filippi indagata dall’Antimafia per truffa. E’ Marianna Scarci, 35 anni di Taranto, che ha partecipato come testimonial, show girl e concorrente a «Saranno famosi», prima che il suo nome fosse cambiato dalla De Filippi in «Amici».

 

BALLERINA INQUISITA - Ed era apparsa più volte sul piccolo schermo anche nel programma «Buona Domenica» quando a presentarlo c’era Maurizio Costanzo. Come scrive il Corriere della Sera, Marianna Scarci è inquisita dall'Antimafia di Lecce nel corso di un’operazione relativa a un clan che opera nel settore della vendita del pesce. Undici gli esponenti della cosca per i quali sono scattate le manette. Fra di loro c’è anche il padre della ballerina, il 57enne Andrea, già accusato in passato di detenzione di armi e munizioni , estorsione, bancarotta, danneggiamento e usura. Marianna è invece indagata a piede libero in quanto, secondo gli inquirenti, le sarebbero stati intestati alcuni beni immobiliari del clan. Nell’ordinanza di 68 pagine vergata da Antonia Martalò, giudice per le indagini preliminari di Lecce, alla Scarci sarebbe attribuita insieme al fratello Michele «la fittizia intestazione della Squalo srl, rivenduta nel marzo 2011».

 

DAL GF AL PROCESSO - Ma la Scarci non è l’unica ex concorrente di un reality ad avere avuto dei guai con la giustizia. Il caso più eclatante è stato quello di Fabiano Reffe, star della sesta edizione del Grande fratello. Nel febbraio 2008, come riportato dal Corriere della Sera, il giudice dell’udienza preliminare di Frosinone lo ha rinviato a giudizio insieme ad altre 17 persone per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sfruttamento della prostituzione. Il rinvio a giudizio è giunto dopo l'udienza preliminare che si è svolta nel tribunale di Frosinone. Tutto aveva avuto inizio con l’operazione «Zeus» condotta dai carabinieri, e che ha portato alla sbarra degli imputati anche un poliziotto oltre a un militare dell’Arma. Le indagini avevano fatto emergere che oltre 100 donne, originarie di Albania e Romania, erano giunte in Italia senza permesso di soggiorno (Bucarest è nell’Ue solo dal 2007) per essere inviate nei night di Latina e Frosinone dove si prostituivano. A gestire il traffico due clan criminali di cui uno con sede all'Avana Club di Alatri e l'altro comandato dal titolare del locale notturno Olimpo di Ferentino che gestiva anche La Bahia di Casamari, nel Comune di Veroli. Per ogni notte di lavoro le prostitute ricevevano 30 euro dalle organizzazioni malavitose, a prescindere dal numero di clienti con i quali si erano intrattenute.



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