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GIOCATTOLI/ Non più "ti voglio bene" o "mamma": ora le bambole dicono le parolacce

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Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

Un’altra contraddizione nella grande patria delle contraddizioni, che - qualche tempo fa - aveva sfornato l’ennesima bambola-scandalo, in differenti versioni di sesso ed etnia: il bambolotto studiato per insegnare ad allattare un neonato.

Tale bambola Breast milk baby (il nostro poppante) scatenò la furia delle mamme e delle associazioni che le rappresentano, considerando il giocattolo un aggeggio che avrebbe fatto correre il rischio d’una precoce sessualizzazione alle bambine. In effetti, il gioco era davvero realistico, con allegato un bavaglino con due fori (praticamente i capezzoli) dotati di sensori cui poggiare la bambola, che così iniziava a emettere i tipici rumori d’un neonato nell’atto di succhiare il latte. Dulcis in fundo, se non si riusciva a farle fare il ruttino, ecco arrivare il capriccioso pianto simulato ad arte. L’azienda produttrice, la spagnola Berjuan Toys, non rimase in trincea e contrattaccò convinta - al contrario - della funzione educativa del gioco, adducendo come l’allattamento non fosse direttamente collegabile al sesso.

Al confronto, le bambole-replica dei principi William e Kate - nel giorno delle loro strombazzate nozze - paiono decimante innocue. E pensare che qualcuno, sulla stampa britannica, aveva etichettato i perfettamente agghindati pupazzi dell’azienda Arklu - realizzati da rinomati artisti e designer - come “decisamente inquietanti”!

Certo è che la loro ricercata compostezza da cerimoniale regale poco aveva dell’emozione fresca e spontanea di due, seppur ovviamente tesi, sposini.



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