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OLOGRAMMI/ Innovazione futurista all'aeroporto di Luton

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Ologrammi all'aeroporto  Ologrammi all'aeroporto

Ma è un primo passo in avanti verso l’utilizzo degli ologrammi nei luoghi aperti al pubblico. La novità ha suscitato interesse e curiosità in Gran Bretagna, anche se c’è già chi si chiede se davvero siano soldi ben investiti quelli per gli ologrammi in aeroporto. Sono soprattutto i blogger a storcere il naso. Jonathan Strickland, opinionista noto agli internauti per la sua competenza in fatto di tecnologia, dice la sua con franchezza. “Holly e Graham sono piatti, noiosi. Ripetono sempre le stesse cose. Ora sono la novità e dunque i passeggeri curiosi si avvicinano a sentire ciò che dicono. Ma tra un po’ di tempo la loro capacità attrattiva verrà meno. E, anzi, finirà anche per confondere gli utenti”.

Eppure Julie Armstrong, direttrice dei servizi per i passeggeri dell’aeroporto di Manchester, è convinta del contrario: “Sono passati quattro anni dalle restrizioni introdotte negli aeroporti a causa del pericolo attentati, ma ancora i passeggeri non sanno quali sono i liquidi ammessi. Abbiano ottenuto ottimi risultati con i veri John e Julie, così vogliamo replicare con i loro ologrammi”. Gli stessi addetti in carne e ossa promuovono l’iniziativa: “Prima degli ologrammi impiegavamo molto del nostro tempo a spiegare ai passeggeri le restrizioni che riguardano liquidi e oggetti sui voli – spiegano Julie Capper e John Walsh, quelli veri -. Così si formavano code e non potevamo concentrarci su altri aspetti del nostro lavoro. Oggi invece possiamo velocizzare i processi di controllo e imbarco”.



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