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ORCA ASSASSINA/ Tilikum il cetaceo killer torna a esibirsi…

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IL PARERE DELL'ESPERTA - Episodi tragici che si potevano sicuramente evitare. Anzitutto, comprendendo il rischio di tenere animali del genere in cattività. Monica Oldani, psicobiologa presso l’Università degli Studi di Milano e l’università olandese di Utrecht, interpellata da ilSussidiario.net, chiariva che «il tentativo di spiegare l'attacco perpetrato dall’orca Tilikum quel giorno alla sua addestratrice, anche se può essere un interessante e utile esercizio etologico, è fuorviante dal punto di vista zooantropologico e privo di significato sul piano etico». In particolare, «focalizzare l'attenzione su singoli eventi di questo genere cercando l'aberrazione nel comportamento di un singolo animale rischia di far dimenticare che la vera anomalia sta nel fatto di detenere animali selvatici in cattività e quindi in condizioni che si discostano abissalmente da quelle nelle quali il loro comportamento si è evoluto».

Nel caso di Tilly, poi, per rendersi conto della sua pericolosità, bastava tenere in considerazione alcuni elementi: «le dimensioni (i 6-8 metri di lunghezza per 4-6 tonnellate di peso), l'organizzazione sociale (fatta di gruppi di femmine imparentate, a loro volta interconnessi con altri in una rete di rapporti sociali la cui complessità è pari a quella delle società delle scimmie antropomorfe o degli elefanti), il comportamento alimentare (basato sulla predazione), l'uso dello spazio (l'abitudine a compiere spostamenti di oltre 150 km al giorno a una velocità che può raggiungere i 55 km orari)». Secondo la Oldani, sarebbero bastate queste considerazioni «per capire che un parco acquatico è quanto di più lontano dall'adattamento biologico di questi cetacei». 



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