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CATANIA/ Patente sospesa perché gay: in appello risarcimento ridotto a un quinto

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Danilo Giuffrida  Danilo Giuffrida
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«SERVE UNA SENTENZA ESEMPLARE» - A stretto giro il commento di Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, secondo cui «fa bene Danilo a ricorrere in Cassazione. In questo Paese, dove i diritti civili delle persone omosessuali, ma anche dei migranti, dei disabili, delle donne e di tante altre persone sono quotidianamente calpestati, sono necessarie sentenze esemplari, che devono essere un monito a difesa delle affermazioni contenute nella Costituzione. Solo in Italia può accadere, come ha dovuto subire Giuffrida, che si sospenda la patente di guida in quanto gay».

IL COMMENTO DI ARCIGAY - Mentre per il presidente nazionale di Arcigay, Paolo Patané, «evidentemente ancora una volta dai tribunali arriva un riconoscimento di diritti e tutele rispetto al quale il legislatore è ancora assente. Quando in una democrazia la politica perde di efficienza e i tribunali sono costretti a garantire agli individui quello che la politica non garantisce, siamo di fronte a un problema». Un ragionamento che non tiene conto del fatto che nessuna legge in Italia autorizza a sospendere la patente a una persona in quanto gay, anche se per Patané «forse valeva la pena di avere coraggio fino in fondo e confermare anche l’entità del risarcimento, anche perché si tratta di una vicenda esemplare. Forse, al di là della questione strettamente economica, la natura della vicenda richiederebbe di evidenziare la gravità dell’accaduto con una sanzione alta anche dal punto di vista economico».



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