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RICERCA CINESE/ Mucche con gene umano produrranno il latte per i bebè

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Una mucca Braunvieh della Svizzera  Una mucca Braunvieh della Svizzera
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MEGLIO DEL LATTE DI SOIA - Come sottolinea sempre l’esperto, «il latte delle mucche risulta identico rispetto a quello convenzionale tranne che per la presenza di lisozima, che risulta identico a quello umano. Tutti i dati finora suggeriscono che il latte prodotto da queste mucche possa essere un valido sostituto al latte umano. Ma prima che possa essere commercializzato dovrà comunque essere approvato dai rispettivi organismi di controllo e da quelli politici. Non necessariamente il latte prodotto dalle mucche sarà usato tale e quale. Si può produrre il lisozima, purificarlo e poi usarlo per migliorare il latte di mucche “convenzionali”». Con una valutazione del rischio che sarà molto più attenta di quella per esempio relativa «al latte di soia, dato spesso ai bambini con una intolleranza per il latte di mucca, e che si presume sia più sano di quello geneticamente modificato, anche se non è necessariamente così».

IL CASO DEL MULO - Per Morandini, al contrario, «la manipolazione genetica delle razze bovine negli ultimi 12mila anni è stata formidabile, ci sono mucche diversissime tra loro dal punto di vista genetico e questo è frutto dell’opera dell’uomo. Per non parlare del mulo, che è un incrocio dell’asino con la cavalla. Un’operazione molto più complessa di quella compiuta dalla China Agricultural University, eppure si ritiene comunemente che il mulo abbia tutta una serie di caratteristiche interessanti». A differenza del mulo, la mucca con il gene umano della lisozima «non è invece un incrocio genetico tra specie diverse, né tantomeno tra un uomo e un animale, ma soltanto una trasformazione genetica. In particolare, si tratta di un gene umano immesse in una mucca che ha oltre 30mila geni. Si tratta quindi di una trasformazione genetica tutto sommato marginale e piccola, rispetto a quella che si può realizzare incrociando due specie di mucche o un asino e una cavalla».

L'ESPERTO DI BOVINI - Mnetre per il prof. Giuseppe Bertoni, esperto di bovini dell'Università Cattolica di Piacenza, "il lisozima è un importante sistema antimicrobico in grado di aumentare le difese (in questo caso del bambino che beve il latte, ma anche della mammella bovina che il latte produce). Per contro questo latte non ha nulla di realmente umano, per cui eventuali intolleranze - in genere legate a siero-proteine del latte bovino - resterebbero quale rischio potenziale, perché il latte bovino è rimasto come prima (con un po' di lisozima in più)". E come agiunge il professor Bertoni, "altre possibili applicazioni potrebbero essere nella produzione di alcuni formaggi che già oggi prevedono l'aggiunta di lisozima estratto dall'uovo in funzione anti-clostridica (che causano gonfiore tardivo delle forme)".

(Pietro Vernizzi)



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