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ISRAELE/ Coppia chiama la figlia «Like» come il pulsante di Facebook

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Foto Ansa  Foto Ansa

CHIAMA LA FIGLIA «FACEBOOK» - Ma tant’è, non si tratta certo di un caso isolato: lo scorso febbraio un egiziano ventenne ha deciso di chiamare la sua neonata «Facebook», per il ruolo importante che il social network ha avuto nella rivoluzione egiziana che ha posto fine al regime di Mubarak. Il nome completo della bambina è Facebook Jamal Ibrahim e la notizia di questo curioso battesimo è stata riportata anche da uno dei quotidiani più letti d'Egitto, Al-Ahram. Non a caso è stato proprio Facebook che ha reso possibile far passare le prime voci iniziali, radunare i primi manifestanti, portare poi in piazza Tahir decine di migliaia di persone. Per le strade del Cairo, non è difficile imbattersi in scritte murali che riportano: «Thank you Facebook».

 

MESSAGGI IN LIBERTA’ - L'Egitto, uno dei paesi africani che gode di un maggiore sviluppo tecnologico, conta 5 milioni di utenti iscritti al social network, più di ogni altro Paese africano o medio orientale. Non appena sono cominciate le manifestazioni, il numero di iscritti è aumentato vistosamente. A partire dal 25 gennaio sono nati 32mila nuovi gruppi e 14mila nuove pagine. Non è stato solo Facebook a permettere ai rivoltosi egiziani di portare a termine vittoriosamente la loro battaglia. Anche Twitter, Youtube e perfino Google sono stati di fondamentale aiuto. Ma la scelta di questi genitori egiziani è ricaduta proprio su FB, simbolo di come i social network aiutano a lanciare messaggi di libertà. Talmente importante che non è un caso che i regimi dittatoriali di mezzo mondo tentino di censurare il social network appena possibile, come di fatto ha tentato di fare lo stesso governo egiziano.



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