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TRAFFICO D’ORGANI/ Un 17enne cinese vende un rene per comprasi l’Ipad

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Traffico di bambini per espianto d'organi in Albania  Traffico di bambini per espianto d'organi in Albania

IL MERCATO NERO DEGLI ORGANI UMANI - La Cina, formalmente, ha proibito qualunque commercio di organi umani, prevedendo per le persone coinvolte, l’arresto, multe che vanno da 8 volte a 10 il prezzo dell’organo venduto, e l’interdizione dei medici dalla propria attività per alcuni anni. Tuttavia, il mercato degli organi umani ha origine da una zona d’ombra del governo cinese, una zona utilizzata dalle autorità come luogo di coercizione e imposizione della dottrina di Stato, ma formalmente inesistente. Si tratta dei Laogai. Veri e propri lager, di cui il paese è costellato. Se ne conterebbero almeno un migliaio. In essi i dissidenti politici (chiunque può esservi incarcerato dal regime con tale accusa con un pretesto qualunque) vengono “rieducati”, mediante il lavoro forzato. Di fatto, rappresentano manovalanza a costo zero. Sovente i condannati a morte subiscono l’espianto degli organi contro la propria volontà. Sovente la condanna è un pretesto per l’espianto. Un mercato fiorente, che alimenta un ricco giro d’affari. Un rene può arrivare a fruttare 65mila dollari, un cuore 160mila. Gli organi espiantati, vengono poi re-impianti in ricchi acquirenti in strutture specializzate (sono almeno 600 nel Paese). Benché la legge del 2007 imponga l’espianto previo il consenso del paziente, «parliamo di condannati a morte che possono essere soggetti a qualunque pressione, e quindi il loro non può essere un gesto volontario», aveva denunciato Human Rights Watch in un reportage della CNN dell’11 febbraio 2007.



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