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SOCIAL NETWORK/ Facebook salva la vita a un bambino con una malattia rara

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La pagina su Facebook di Deborah Copaken Kogan  La pagina su Facebook di Deborah Copaken Kogan

«CONNESSA AL GENERE UMANO» - Sempre Copaken Kogan racconta: «Facebook ha tenuto la mia famiglia e i miei amici aggiornati sulla condizione sempre mutevole di mio figlio, senza dovergli rubare tempo ed energie emotive. E questo mi fa sentire connessa al genere umano mentre vivo, respiro, mangio e dormo nella bolla isolata della camera d’ospedale di Leo. Infatti, tutti gli esseri umani con cui avrei potuto fare amicizia sul nostro piano erano troppo sconvolti dal destino del loro figlio, per prestare attenzione a quello di un estraneo». Deborah sa che si dovrà sempre preoccupare per la sindrome di suo figlio. Ma, come ha scritto, «grazie ai miei amici su Facebook e al loro continuo sostegno, non mi sono sentita del tutto sola».

 

LA SINDROME DI KAWASAKI - Ma che cos’è esattamente la sindrome di Kawasaki? Si tratta di una malattia che coinvolge la pelle, la bocca e i linfonodi, causando un rigonfiamento delle arterie e in tutto il corpo e spesso colpendo i bambini sotto i cinque anni. La causa è sconosciuta, ma se i sintomi sono individuati con tempestività, i bambini con questa sindrome possono riprendersi del tutto entro pochi giorni. Se al contrario non è curata, può portare a serie complicazioni che possono danneggiare il cuore. La sindrome di Kawasaki coinvolge 19 bambini americani su 100mila. E’ diffusa soprattutto in Giappone e Corea, anche se può colpire tutti i gruppi etnici del mondo. I sintomi includono l’arrossamento degli occhi e il rigonfiamento di gola, lingua e linfonodi, oltre a eruzioni all’altezza di stomaco e petto.

 

(Pietro Vernizzi)



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