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NORTH DAKOTA/ Stato Usa rischia di scomparire per un cavillo legale

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La sede del governatore del North Dakota  La sede del governatore del North Dakota

SECESSIONE DA WASHINGTON - Ma, come se non bastasse, nella Costituzione dello Stato ci sarebbe un secondo errore, e il puntiglioso Rolczynski si è subito messo al lavoro per correggere anche quello. I confini orientali del North Dakota sarebbero infatti citati in modo sbagliato. Nella Costituzione si parla del fiume Rosso, ma per 41 miglia tra Whapeton e il South Dakota il confine correrebbe lungo il fiume Bois De Sioux. Per ben 122 anni nessuno si era accorto delle incongruenze presenti nella Costituzione del North Dakota. Tutto è iniziato il 2 novembre 1889, quando il territorio del Dakota è stato diviso in due Stati differenti: uno settentrionale e uno meridionale. O almeno questo è quello che raccontano i libri di storia, perché in realtà dal punto di vista strettamente legale sembrerebbe che non sia così, e che il North Dakota non avesse i requisiti per entrare a far parte degli Stati Uniti. L’articolo 6 della Costituzione federale del resto lo dice esplicitamente: «Tutti i funzionari del governo, sia degli Stati Uniti sia dei diversi Stati, devono essere vincolati da un giuramento o dalla solenne promessa di difendere questa Costituzione». Il motto del North Dakota è «libertà e unione, ora e per sempre, uno e inseparabile». Come scrive però Michael Tennant sul New American, «con il governo federale sull’orlo della bancarotta, ci si potrebbe chiedere se gli abitanti del North Dakota non preferiscano evitare di modificare la loro Costituzione e vedere dissolto il loro Stato, nella speranza di liberarsi dai gravami di Washington».



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