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AMEBA KILLER/ Stati Uniti, due giovani e un uomo muoiono dopo aver fatto il bagno

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Un'ameba al microscopio  Un'ameba al microscopio

L'ESPERTO - IlSussidiario.net ha chiesto a Paola Del Negro, ricercatore presso l’istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, di chiarire i meccanismi di diffusione dell’ameba e le sue caratteristiche principali. «E’ un organismo – spiega - di acqua dolce. Si trova esclusivamente in acque fluviali o di lago, e non vi è documentazione della sua presenza in acque marine o salmastre. La sua proliferazione è favorita dagli incrementi di temperatura, per cui i problemi maggiori si verificano durante l’estate. L’organismo, per insufflazione o vaporizzazione, penetra attraverso le mucose ed aderisce ad alcuni fasci nervosi fino, a volte, ad arrivare all’encefalo». Nel primo caso, semplicemente dell’acqua entra nel naso. Più singolare il secondo meccanismo. «Quando fa molto caldo, l’acqua evapora, trasportando con sé delle micro particelle. All’interno di queste si può trovare anche l’ameba». Stiamo parlando, in effetti, di ordini di grandezza estremamente piccoli. «L’ameba arriva a misurare poche centinaia di micron, (1 micron = un millesimo di millimetro), e quando, in condizioni di caldo e umidità, si produce il fenomeno dell’aerosol, si può trovare all’interno di micro-goccioline d’acqua». In teoria, «potrebbe essere inalati nelle immediate vicinanze del bagnoasciuga, a qualche metro di distanza dall’acqua, anche se questo dipende da una serie di fattori ambientali, come la presenza o meno di vento». Difficile difendersi, a livello preventivo, dall’eventualità dell’inalazione. «L’unica possibilità per evitare il contagio dall’ameba, è prevenirne la presenza. Se ci fossero degli attenti monitoraggi, il rischio diminuirebbe». Del resto, questi organismi, non appaiono dal nulla. «La loro presenza si verifica secondo cicli stagionali, quando fa più caldo. Basterebbe fare dei controlli mirati, quantomeno quanto la temperatura aumenta». Non è escluso, «che siano legati all’inquinamento. Queste amebe esistono in natura, ma i loro cicli vitali potrebbero essere influenzati e incrementati dalla presenza di scorie o da corpi d’acqua in cui è maggiore la presenza di materiali organici, dove trovano nutrimento per riprodursi». 



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COMMENTI
17/09/2011 - Ameba dei Giornalisti (Antonio Servadio)

Pessimo articolo, si parla di amebe senza riferire mai il nome esatto della/e specie incriminata/e. Di amebe ne esistono parecchie. Non specificare di quale ameba si tratti significa fare cattiva informazione e si inducono ingiustificate paure tra i lettori più sprovveduti. Se un cane ferisse gravemente una persona, voi scrivereste forse che le ferite sono dovute ad un mammifero, senza mai specificare "cane" ?