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IL CASO/ La Cittadella dei divieti dove tutto è proibito

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Il centro di Cittadella  Il centro di Cittadella
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IL PDL: «SINDACO TALEBANO» - E osserva sempre il sindaco-sceriffo: «In sostanza, la vendita di cibo cotto artigianale, e a maggior ragione se non tipico delle nostre zone, che può essere commercializzato per essere consumato in strada». Sempre dalle file del centrodestra, arriva però il commento sferzante di Enrico Pavanetto, assessore provinciale alla Sicurezza di Padova ed eletto nelle file del Pdl. Molto dura la sua nota diffusa dopo l’ultima ordinanza: “Niente kebab. Niente circoli privati per poker e slot machine e, già che c'eravamo, vietati anche i sexy shop. Più che sindaco di Cittadella, l'amico Massimo Bitonci sembra candidarsi ad un ruolo di moralizzatore degno dei regimi islamici che spesso contesta, anziché di una moderna democrazia com'è quella italiana. La sua è una visione della vita che personalmente non condivido. Infatti, vorrei essere libero di comperarmi un kebab se quella sera ne ho voglia o, se lo ritengo opportuno, di frequentare sexy shop e giocare alle macchinette. In generale, non credo che un sindaco dovrebbe decidere per me ciò che è bene e ciò che è male”.

 

LA REPLICA DI ASSOPOKER - E ovviamente non si è fatta attendere anche la replica di Assopoker: “In forza della legge ‘Per gli adeguamenti degli obblighi comunitari’ del 2008, entrata in vigore nel luglio del 2009, la competenza esclusiva per l’autorizzazione delle poker room live è dei Monopoli di Stato. L’amministrazione comunale può avere al massimo il potere di rilascio della licenza comunale (sotto il profilo di diritto amministrativo) dei locali ma è obbligata a seguire criteri oggettivi, in base alla legge”.

 

(Pietro Vernizzi)



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