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PROFEZIA MAYA/ Un fantasy per riflettere sul senso del tempo e della vita

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La Discesa dei Luminosi  La Discesa dei Luminosi

Ilenia e Francesca: Siamo partite da una domanda. Fingiamo che esista un altro universo, popolato da creature immortali, bellissime e prive di emozioni. Un mondo perfetto, che disprezza il genere umano perché ha ceduto alle lusinghe del potere e del desiderio. Se queste creature arrivassero sulla Terra e avessero il potere di distruggerci, che cosa potrebbe spingerle a cambiare idea? Che cosa abbiamo, noi uomini, di davvero prezioso? Il romanzo offre una sua risposta: la capacità di amare, la tensione verso l’infinito, la fiducia nell’ideale.

I Luminosi – esseri perfetti – scelgono di intrecciare le loro esistenze con l’umanità imperfetta sulla Terra. Emerge nel romanzo la dialettica finito-infinito, mortale-immortale: come viene affrontata?
Ilenia: Il tema mortalità/immortalità ci è molto caro. Spesso dimentichiamo che il fatto stesso di non essere immortali, di avere un limite, ci sprona a vivere al meglio delle nostre possibilità, ad amare, a cercare di realizzare qualcosa di bello. Tolkien dice, nel Signore degli Anelli: “possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso”.  I Luminosi sono abituati a pensare a un tempo infinito, quindi non fanno progetti, non danno valore a nulla. Grazie a Viola, ai sentimenti che scopre, suo malgrado, di provare per lei, Jude scopre cosa significa affrontare il passato, sognare il futuro, perdere qualcuno. La felicità è imperfetta perché il nostro mondo è imperfetto, ma è anche intenso, ricco, meraviglioso.
Francesca: Come dice Danielle in un passo del libro, “forse nei secoli i Luminosi avevano peccato d’orgoglio, perdendosi qualcosa. La vita sulla Terra, anche se imperfetta, era vivace, piena di senso”. I Luminosi sono senza macchia, immortali... e proprio per questo si annoiano. È la consapevolezza del limite a dare più valore alle nostre esistenze e i personaggi lo capiranno una volta arrivati sul nostro pianeta.

La profezia Maya sulla fine del mondo nel 2012 è il nodo centrale attorno a cui si svolge l’intreccio: un tema molto attuale, su cui i media hanno anche molto speculato. Come viene affrontato questo tema nel vostro romanzo?  È uno strumento (per altro legittimo nella tecnica del racconto) per creare appeal, fine a se stesso o finalizzato ad altro?



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