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LIBIA/ Tutti quelli che sognano il fantasma di Gheddafi

Mustafa Abdel Jalil, presidente del Cnt libico, ha chiesto che la missione Nato sia protratta al 31 dicembre. Questo cambia il quadro della situazione, anche per l’Italia. ROBI RONZA

Il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton (Imagoeconomica) Il Segretario di Stato Usa Hillary Clinton (Imagoeconomica)

Con la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu di fissare per lunedì prossimo, 31 ottobre, il termine del mandato della missione militare della Nato in Libia, l’appello del presidente del Consiglio libico di transizione, Mustafa Abdel Jalil, a che invece essa continui fino al 31 dicembre, e l’iniziativa del Qatar che si propone a capo di una nuova coalizione che dovrebbe sostituire la Nato quando essa si ritirerà dalla scena, ci sono tutti gli elementi perché – come era facile prevedere – ancora una volta l’intervento di forza dell’Occidente in una crisi politica nell’emisfero Sud apra la via a una situazione di instabilità senza fine. 

Gheddafi è scomparso, ma rimane la sua tribù, che ha il proprio centro a Sirte ed è una delle maggiori del Paese. Gheddafi è scomparso ma resta la cruciale rivalità fra Tripoli, capitale politica, e Bengasi, nel cui territorio è situata la massima parte dei giacimenti di idrocarburi della Libia. Gheddafi è scomparso, ma voler far credere che per ciò stesso la Libia diventi in pochi mesi democratica è segno o di clamorosa incompetenza o di spudorata malafede. Non è certo prolungando sine die una pressione militare straniera, e anzi tramutandola in un vero e proprio presidio, che si potranno affrontare e risolvere in tutta la misura del possibile quei problemi di fondo della Libia che, dopo aver fatto saltare il regime di Gheddafi, se ignorati renderanno il dopo-Gheddafi ingovernabile.  

L’unica via d’uscita possibile è quella politica, non quella militare. Occorre – diciamolo ancora una volta – puntare piuttosto a convocare al più presto una conferenza nazionale libica di riconciliazione, cui partecipi da subito anche la tribù da cui proveniva Gheddafi, e dalla quale esca un nuovo modus vivendi tra Tripolitania e Cirenaica che possa essere accettato da ogni parte in causa. Piuttosto che una nuova coalizione militare ci vuole una coalizione diplomatica sotto la cui ègida tale conferenza possa venire convocata e gestita per il meglio; e nessun Paese è più adatto del nostro a promuoverla. Ciò detto non bisogna dimenticare una cosa ovvia, ma ciononostante troppo spesso trascurata: la Libia non è un’isola in mezzo agli oceani, bensì nient’altro che un segmento di un’ampia e importante fetta della riva sud del Mediterraneo che, dalla Tunisia fino alla Siria, è tutta quanta in piena ebollizione.