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FINANZA/ Le banche “zombie” tedesche minacciano l’Europa

«I debiti della Germania esploderanno come una granata entro due mesi se non si fa qualcosa». A dirlo il presidente della BaFin, l’ente che regola il mercato finanziario tedesco. E la crisi non sarebbe solo interna

Euro_DinamiteR375.jpg(Foto)

L’altra sera Channel Four ha mandato in onda uno straordinario documentario dal titolo “Il giorno più buio di Churchill”, dedicato alla decisione dello statista britannico - il 3 luglio del 1940 - di attaccare e affondare la flotta francese al largo delle coste algerine per timore che questa, essendo Parigi ormai caduta in mano nazista, diventasse il cavallo di Troia di Hitler per conquistare il Regno Unito. Insomma, uccidere i propri alleati - 1200 marinai francesi - prima che diventassero nemici a pieno titolo: la ragion di Stato al suo meglio e al suo peggio.

 

Occorrerebbe avere un po’ del sano cinismo e coraggio di Winston Churchill anche oggi nell’affrontare la Germania, visto che nonostante Hitler sia un ricordo, Berlino resta una minaccia per l’intera Europa. Dove non ha potuto il Reich, infatti, ci sta pensando l’economia. Il Pil tedesco, nel primo trimestre del 2009, ha registrato una flessione del 3,8% rispetto ai tre mesi precedenti, maggior calo dal 1970 e del 6,9% su base annua. Lo afferma l’Ufficio federale di statistica, che conferma così la stima preliminare diffusa lo scorso 15 maggio: a pesare, sottolineava l'agenzia Bloomberg, è in particolare il dato relativo alle esportazioni, che nel periodo sono crollate del 9,7% e degli investimenti delle imprese (-7,9%).

Nessuno invoca guerra, per carità. Ma chiarezza, sì. Quella chiarezza che la signora Merkel e il suo amico, il Napoleone in sedicesimi, chiedono ai mercati attraverso regolamentazioni sovietiche da parte di Bruxelles e Francoforte, ma che non offrono agli alleati. È dell’altro giorno, infatti, la notizia in base alla quale «i debiti della Germania esploderanno come una granata entro due mesi se non si fa qualcosa». A dirlo non è stato un menagramo qualsiasi ma Jochen Sanio, presidente della BaFin, l’ente che regola (si fa per dire) il mercato finanziario tedesco.

Stando a Sanio, se le banche non sfrutteranno in tempi brevissimi i vantaggi dello - scandaloso, ma l’antitrust europeo se non ha a che fare con qualche multinazionale americana dorme sonni profondissimi - schema di protezione offerto dallo Stato, i titoli tossici che hanno in pancia deflagreranno in modo «brutale» e porteranno con sé una serie devastante di downgrading da parte delle agenzie di rating internazionali. Anche perché le “sane” banche tedesche hanno nascosti nei bilanci qualcosa come 200 miliardi di euro di titoli tossici.

«Siamo pressoché certi del fatto che se le banche non cercheranno la protezione statale entro due mesi subiranno la peggiore recessione nei loro portafogli di credito di sempre», ha ricordato Sanio parlando alla conferenza annuale della BaFin la scorsa settimana. E un memo riservato circolato proprio a quella riunione parlava di potenziali e ulteriori perdite per 816 miliardi di euro, due volte le riserve dell’intero settore finanziario tedesco: solo Hypo Re può “contare” su 268 miliardi di “immondizia” da scaricare, seguita da Hsh Nordbank con 105 e Commerzbank con 101 miliardi.

Non male, soprattutto se inseriamo questo dato inquietante all’interno dell’intero quadro europeo: il Fondo Monetario Internazionale ha stimato infatti che le istituzioni finanziarie Ue hanno scaricato solo il 20% dei 900 miliardi di debiti tossici che hanno in pancia e devono ottenere almeno 375 miliardi di capitale fresco rispetto ai 275 delle banche Usa. Il problema è che a settembre in Germania si vota e né le banche né tantomeno la politica sembrano aver voglia di dover affrontare la questione ora: si nasconde l’immondizia sotto il tappeto, insomma, facendosi scudo con lo schema per le bad banks del governo che consente alle banche di spalmare le perdite su vent’anni (20!) attraverso un veicolo finanziario off-balance sheet.

Insomma, la stessa politica suicida delle “zombie banks” della crisi giapponese. Se i tedeschi ammazzassero solo loro stessi con queste scelte, il problema non si porrebbe: ma l’esplosione di quella “granata” evocata da Jochen Sanio trascinerà in un effetto domino l’intero comparto bancario europeo. Italia e Austria in testa. Chissà se ora lo Spiegel dedicherà al proprio paese una bella copertina con un piatto di wurstel e crauti sormontato da qualche chilo di derivati di varia natura…

Alla fine, i conti tornano sempre. E questo sembra davvero il momento per la Germania di dover affrontare una brusca realtà. Dopo aver dato vita a uno dei casi più incredibili di insider trading e turbativa di Stato dei mercati nella scalata di Porsche a Volkswagen (con il complice silenzio proprio della BaFin), ora Berlino si trova a dover soccorrere un’altra volta la casa automobilistica del lusso. La quale, infatti, invece di produrre auto ha fatto investment banking nel modo più spregiudicato possibile: la scalata a Volkswagen, infatti, costringe Porsche a dover raccogliere in fretta 1,75 miliardi di euro per coprire i debiti generati dalle posizioni sui derivati accumulate nei giochini di scalata, qualcosa come 9 miliardi di euro.

La situazione sarebbe così grave che non solo il governo del Baden-Wurttenberg sarebbe pronto a un prestito-ponte, ma il management di Porsche avrebbe già avanzato richiesta di un altro prestito da 750 milioni di euro alla Bank of Tokyo. E come se non bastasse la catena di alberghi e distribuzione Arcandor, sempre tedesca, sta affrontando un vero e proprio collasso: servono 650 milioni di euro di aiuti da parte dello Stato. E servono subito, visto che il valore delle azioni è già crollato del 20% e sono a rischio 50mila posti di lavoro, tra i magazzini Karstadt e Thomas Cook. Ma la Merkel, nonostante questo, pontifica di responsabilità e attacca la finanza spregiudicata responsabile della crisi. Cancelliera, sia gentile, stia almeno zitta.

P.S. Al netto di quanto avete appena letto capirete le montagne russe della trattativa Opel-Fiat: prima è «una lotteria», poi si incontra la Merkel e si diventa «ottimista». Preparatevi cari connazionali e contribuenti, dopo aver pagato la cassa integrazione alla Fiat per una cinquantina d’anni vi toccherà pagare anche le magagne made in Germany. Se la Cancelliera cede, qualcosina in cambio chiederà al Lingotto…

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