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FINANZA/ Usa vs. Ue: chi eviterà le trappole della crisi?

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Alla Fed lo sanno, ma si guardano bene dal dirlo, visto che non hanno risposto nemmeno alle critiche avanzate da critici meno feroci riguardo costi e rischi del programma, dalla difficoltà nel dover eventualmente vendere gli assets comprati al rischio di distorsione del mercato dei Treasuries fino al periglio politico di un vagabondaggio nella politica fiscale. Inoltre, a mio avviso, esiste il rischio che i benefici potenziali del QE2 crolleranno e i costi aumenteranno se questo crescerà di volume e portata. Inoltre, il principio di connessione meccanica tra QE2 e l’enfasi data recentemente dalla Fed all’obiettivo di contenimento dell’inflazione sotto il 2% non garantisce affatto che la Federal Reserve amplierà automaticamente il volume del QE2 per tutto l’arco temporale in cui le previsioni garantiranno un tasso inflattivo sotto il 2%. Insomma, poche certezze, se non quella che con un QE2 iniziale di 500 miliardi di dollari la Fed punterebbe a far coincidere il suo impegno duale, ovvero bassa inflazione e occupazione sostenibile.

 

Ma qual è il reale mandato, quello statutario, della Fed? “Promuovere effettivamente gli obiettivi di massima occupazione, prezzi stabili e tassi d’interesse moderati sul medio termine”. Peccato che prezzi stabili non siano la stessa cosa di bassa inflazione, visto che ci vuole la maniacale ossessione di Ben Bernanke per la dottrina del target inflazionistico per tramutare questo mandato nello stampare larghe somme di denaro nel momento stesso in cui le misurazioni annuali sull’inflazione della Fed di Dallas sono salite dallo 0,5% di maggio, allo 0,8% di luglio fino all’1,5% di agosto. Ma abbandoniamo queste contestazioni teoriche e torniamo al vile denaro, che alla fine dovrebbe raggiungere comunque i 2 trilioni di dollari nel totale del programma di QE2.

 

Il fatto è che, a differenza di quanto accadde durante il primo programma di QE, oggi non ci troviamo più in una crisi finanziaria di sistema e le motivazioni della Fed che sottendono la nuova mossa sono non più accettabili in toto. Avendo dichiarato che non è affare delle banche centrali fermare le bolle degli assets - specificando che il fall out dell’esplosione poteva essere pulito dopo in maniera sicura -, ora Bernanke intende avvalorare questa assurda dottrina unendo tutte le forze del sistema economico e finanziario Usa a questo fine.

 

Un errore dopo l’altro, il primo teorico, il secondo - purtroppo - pratico. Il primo QE, infatti, funzionò: stabilizzò la massa monetaria M3, la misura della massa M2 - che ancora a maggio 2009 si stava contraendo - è continuata a crescere a tasso annuale dell’8,4% dalla metà di ottobre e il passo dell’accelerazione è cresciuto per mesi. Un tasso simile non è Weimar ma nemmeno la deflazione più nera. E che dire della velocità, ovvero l’altra parte del cocktail monetario posto in essere dalla Fed con il primo QE? Stando alle misurazioni di Simon Ward della Henderson Global Investors, la velocità sta aumentando con un tasso molto robusto dell’8,7%: «Il primo QE era giustificato nel corso della crisi poiché la velocità monetaria stava collassando. Ma ora la velocità sta recuperando bene e quindi non c’è necessità di un nuovo QE. In effetti, questa ipotesi è potenzialmente molto pericolosa»

 

Infatti, a oggi, l’effetto immediato della retorica Fed riguardo il QE2 è stato quello di portare un rialzo del prezzo delle commodities, negativizzando molti dei benefici. «Come una scelta simile possa aiutare un’economia moribonda come quella Usa è la domanda che tutti quanti si stanno ponendo», è l’amara analisi di David Rosenberg della Gluskin Sheff, secondo cui «se esiste uno sbilanciamento, questo risiede nella pretesa degli Usa di risolvere problemi strutturali, bilanci fuori controllo, disoccupazione cronica e crisi immobiliare con strumenti di politica della Fed mai provati».



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