Rubriche
venerdì 8 ottobre 2010
Un azzardo. Di quelli seri ma che, in situazioni come quelle attuali, occorre mettere sul piatto visto che porta con sé un obiettivo ambizioso e comune: raggiungere gli 80-100 miliardi di dollari di interscambio tra Italia e Cina entro i prossimi 5 anni. Questo l’azzardo condiviso ieri dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e dal premier cinese, Wen Jiabao.
Attualmente l’Italia è il 21/esimo Paese nella classifica degli esportatori in Cina: «C’è ancora molto da fare», osservava la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, citando fra i settori di interesse per il futuro le alte tecnologie, l’impiantistica e le reti complesse. «La Cina rappresenta un mercato di enormi opportunità. È imprescindibile per qualsiasi strategia presente e futura dell’impresa italiana» ha concluso la Marcegaglia.
Wen Jiabao, dal canto suo, ha spiegato che la Cina ha spalancato le porte a un aumento degli investimenti delle imprese italiane: «Spero che le imprese italiane possano camminare in prima fila tra i paesi dell’Ue, anzi del mondo. Fino a questo momento si registrano investimenti italiani da 5 miliardi di dollari e seimila progetti di imprese, ma questi numeri sono ancora troppo poco - osservava Wen - e non corrispondono ai reali rapporti economici tra Italia e Cina. Basti pensare che gli investimenti Usa nel nostro Paese hanno superato i 60 miliardi di dollari e quelli europei nel loro complesso i 50 miliardi. La Cina considera l’introduzione di tecnologie e gli investimenti esteri come un punto chiave del suo sviluppo. So che in questa sala sono presenti tanti Marco Polo di oggi».
Già, dei Marco Polo. Ma anche degli abili Richelieu, come il nostro premier. Dal quale è arrivato invece un «apprezzamento ammirato» per il ruolo della politica internazionale della Repubblica Popolare Cinese: il premier ha elogiato la “molta saggezza” che c’è nelle relazioni internazionali della Cina la quale «si presenta sempre con la volontà di sedare tutti i contrasti e risolvere tutte le situazioni con grande saggezza e serietà» nel segno di quella che un ministro cinese ha definito una politica ispirata “all’armonia”. Chiedere referenze al riguardo a Taiwan, Tibet, Giappone e ultimamente Usa.
Soddisfazione, inoltre, è stata espressa dal presidente del Consiglio per le novità nell’ordinamento cinese che ha parificato le condizioni operative delle imprese a capitale straniero e quindi italiano, a quelle a capitale nazionale: «Ciò - sottolinea Berlusconi - comporta notevoli facilitazioni dal punto di vista burocratico, fiscale e alla possibilità di partecipare a gare d’appalto». Insomma, un bel po’ di quattrini e di possibilità di sviluppo all’orizzonte: molto bene, sulla carta. Ma attenzione, perché questo sacrosanto atteggiamento di rapporto privilegiato con la Cina porta con sé un doppio pericolo.
continua
sempre informatissimo come al solito.. Riguardo al nostro presidente del consiglio mi sa tanto che gli amici d'oltreoceano una decisione l'abbiano già presa e da tempo, a meno che uno non voglia credere alla storia del fotografo sardo che prende 5000 foto imbarazzanti per il cavaliere. Un avvicinamento alla Cina quindi non può portare da questo fronte ulteriori sgradevoli novità anzi al contrario per la Cina avere un partner come l'Italia forte nell'impiantistica e nel comparto navale potrebbe essere molto importante nell'ottica di sottrarsi dall'abbraccio di zio Sam, e per la Cina sobbarcarsi una parte del nostro debito pubblico potrebbe essere un prezzo equo da pagare in cambio. Per contro un attacco finanziario usa all'italia mi sembra alquanto improbabile se è vero che il 60 % di esso è in mano alle banche d'affari usa per di più con una duration di circa 7 anni.. Poi si sa, per qualche strano motivo la speculazione di Gold man Sacs e soci predilige abbattersi su governi europei "di sinistra", che poi inevitabilmente varano cure lacrime e sangue a scapito delle classi meno abbienti ma garantiscono ai banchieri sovrannazionali che riavranno indietro i soldi prestati. A questo punto scartata per il nostro Paese l'ipotesi attacco finanziario, e dopo aver disinnescato politicamente l'ostacolo rappresentato da fini non rimane che un'ultima strada per ribaltare la nostra situazione politica, spero proprio di sbagliarmi..
Come va considerato all'interno di questo scenario il nobel per la pace al dissidente cinese?
Caro Ugolini, come dicono i francesi, "tout se tient". La scelta svedese è una chiara, aperta e calcolata provocazione. La reazione di Pechino, immediata e molto dura (ha definito la scelta "un'oscenità" visto che ritiene Liu Xiaobo un criminale), lo dimostra senza bisogno di altre elucubrazioni dietrologiche. Siamo nel pieno di una guerra economica che utilizza ogni metodo per stuzzicare l'avversario: paradossalmente, finché i termini dello scontro restano questi, ci sono margini - ampi - per una ricomposizione. Un irrigidimento delle relazioni tra Pechino e Oslo certamente non spaventa nessuno: fa un po' più impressione il fatto che ieri Silvio Berlusconi non abbia speso una singola parola sulla questione della valutazione dello yuan nel suo incontro con Wen Jiabao a Roma. A Bruxelles non l'hanno affatto presa bene, a Francoforte ancora peggio. Il governo è avvertito, qui non stiamo gestendo i rapporto con Gheddafi e il suo circo Barnum: qui si scherza davvero con il fuoco. Cordialmente. (Mauro Bottarelli)
Solo un appunto al sempre interessante Bottarelli, le "rare earths" sono perfettamente traducibili in italiano con terre rare o lantanidi (dal nome del capostipite sulla tavola periodica di questi elementi, il lantanio appunto) e infatti così tutti le chiamano. L'economia e la finanza sono putroppo piene di termini tecnici non tradotti in italiano, negli altri campi per fortuna non è ancora così...
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