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venerdì 5 febbraio 2010
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Obama questo lo sa e lo ha detto chiaro e tondo ai suoi connazionali quando ha prospettato che la Cina e altre nazioni potrebbero cessare di acquistare titoli del debito pubblico americano e ha dichiarato che gli Usa devono fronteggiare il (problema del) debito per evitare danni economici di lungo periodo: «Il deficit di lungo periodo e il debito che abbiamo accumulato non è sostenibile. Non possiamo continuare a prendere soldi a prestito dalla Cina o dalle altre nazioni. Dobbiamo pagare interessi su quel debito e in questo modo stiamo ipotecando il futuro dei nostri bambini con sempre più debito».
Obama ha poi dichiarato che la situazione del debito creerebbe ulteriori problemi se nazioni straniere come la Cina perdessero il loro appetito per i buoni del tesoro americani: «È anche vero che a un certo punto si stancheranno di comprare i nostri debiti... e se questo accade, dobbiamo alzare i nostri tassi di interesse per essere in grado di prendere a prestito, e questo alzerà i tassi di interesse per tutti». Insomma, Obama ha annunciato il possibile, futuro default Usa e per tutta risposta dichiara guerra alla Cina, con cotè di sei miliardi di commessa militare a Taiwan.
Qualcosa non quadra. O il presidente Usa ha avuto chiari segnali della volontà cinese di scaricare posizioni di detenzione del debito Usa e allora passa all’attacco mostrando le unghie e i denti sperando di giungere a un compromesso, oppure qualcosa è in gestazione: un qualcosa che potrebbe concretizzarsi in un pericoloso muro contro muro che vedrebbe gli Usa pronti a lanciare un attacco senza precedenti contro la valuta cinese al fine, da un lato, di stroncare il monopolio sull’export e dall’altro di strangolare la crescita record del Dragone prosciugando la piscina in cui nuota il piranha rosso, quindi chiudendo attraverso un protezionismo di emergenza le porte ai beni cinesi in eccesso, un qualcosa di ormai acclarato.
Il mercato del debito Usa, l’unico in grado di assorbire la messe infinita di merci cinesi, se questo decide di porre fine al gioco di scambio - io mi faccio invadere di beni, tu detieni il mio debito - allora sarà guerra. Alla luce degli avvenimenti di queste ultime ore, appare rivelatore quanto scritto da ilsussidiario.net il 12 gennaio scorso:
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La Cina ha 2 varianti originali rispetto agli USA: mobilità sociale e di massa. La 1° prevede una trasformazione della società con l'incognita negli obiettivi posti per la Cina stessa oltre ad un ev. passaggio di consegne del Potere dominante con mete in evoluzione. La 2° nota come problema territoriale, es. Taiwan, Tibet, Mongolia o della stessa Russia dovuta a quella "pacifica invasione di massa" delle comunità cinesi nei suoi confini in Asia orientale. Infine la sua forte presenza in Africa centrale abile ad accaparrarsi materie prime, risorse e uomini devoti. Appurate queste precisazioni occorre dire che la Cina nel grande Risiko mondiale è già in leggero vantaggio ma la sua dirigenza non è duratura, basandosi sulla forza non potrà mai avere una lungimiranza tale da assecondare un cambio di mentalità che impone qualsiasi rivoluzione economica. La Cina ha compiuto in pochi anni ciò che gli USA hanno costruito in 200 anni... è facile cadere da queste distanze. Costruire uno scenario per l'Europa senza uno dei 2 attori "vincenti" è impossibile. Così come è impossibile valutare il potere decisionale nelle scelte economiche di fondo da parte di tutte quelle forme e/o strutture di economia sovra-nazionali che governano al di fuori e oltre i singoli Stati. Ritengo che una "guerra di posizione" sarebbe una scelta di comodo per tutti i partecipanti e forse la via più lucrosa per uno status quo temporaneo, in attesa di valutare chi debba essere l'ultimo a chiudere la porta...
Sto dando una scorsa al grafico del Dow Jones nel periodo 1920 - 1940. La curva è terribilmente simile a quella degli ultimi 5 anni. Dobbiamo preoccuparci ?
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